ANCHE LE SCULTURE MUOIONO
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| Mark Manders, Fox/ Mouse/ Belt, 1992-2015. Painted bronze, mixed media, cm 14 x 112 x 40. Courtesy Zeno X Gallery, Antwerp |
Anche le sculture muoiono. Una riflessione sul senso e sui confini della scultura contemporanea.
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Nel 1953 il documentario di Chris Marker e Alain Resnais Les statues meurent aussi metteva in luce, puntando il dito verso la cultura colonialista francese, il mancato riconoscimento dello status di arte alla scultura africana, esposta come mero documento antropologico e non come opera d'arte, a differenza dell'arte egizia o greca.
Oggi la mostra Anche le sculture muoiono al CCC Strozzina di Palazzo Strozzi a Firenze, vuole focalizzare l'attenzione sul concetto di contemporano in rapporto a quello di scultura, che da sempre è incentrato sull'idea della permanenza nel tempo. Questa mostra, in qualche modo un parallelo dell'esposizione Potere e pathos. Bronzi del mondo ellenistico, ospitata al piano nobile di Palazzo Strozzi, vuole creare un dialogo fra presente, passato e futuro, per rifletter sui temi del monumento, del frammento e sul senso, le possibilità, le sfide e le nuove sperimentazioni di quella che è oggi la scultura contemporanea.
Le sculture muoiono quando scompare il contesto culturale che ne ha visto la realizzazione?
Riusciranno queste opere a raccontare il nostro contemporaneo?
Ma soprattutto: che cos'è il contemporaneo?
Mark Menders e il tempo sospeso.
Nella grande installazione di Mark Menders il cortocircuito temporale si attua in un ambiente che sembra sospeso e isolato dal mondo che lo circonda, in cui l'artista ricrea lo studio in cui lavora e i vari elementi che lo compongono, per renderci spettatori, in una situazione atemporale, delle sue opere, realizzate in materiali che fingono altri materiali (il bronzo come fragile creta). In Fox/Mouse/Belt l'attimo del salto di una volpe che reca con sè un topolino legato con una cintura (e non ingoiato come cibo), rimane immobilizzato e dilatato per sempre. Il tempo, lo spazio e i materiali di cui si compongono le opere diventano perciò emanazione di uno stato di transizione continua, di una realtà instabile e sospesa, in bilico fra smascheramento e svelamento.
| Fernando Sanchez Castillo, Rich Cat dies of Heart Attack in Chicago, 2004. Video Still. Courtesy the artist |
Fernando Sanchez Castillo e il significato del monumento.
Nella video installazione Rich Cat Dies of Hearth Attack in Chicago, l'artista mostra i diversi tentativi di distruggere una grande testa monumentale in bronzo, in quanto simbolo del potere precostituito. La ricerca di Fernando Sanchez Castillo, che si concentra sul significato di monumento, utilizza in larga parte l'ironia e lo straniamento derivato dall'assurdo per realizzare una critica radicale all'uso ideologico del potere e dei valori con cui esso si rappresenta. Il titolo del video fa riferimento ad un titolo di giornale che uscì in Brasile durante la dittatura del generale Artur da Costa e Silva che abolì la libertà di stampa, e in cui si utilizzò il titolo per comunicare, con humor, lo stato di crisi della nazione. Dall'indagine sul senso del monumento l'attenzione passa dunque al valore di una forma e di un immagine nel mondo contemporaneo, dominato dalla sovrapproduzione di immagini e dalla loro repentina obsolescenza.
| Francisco Tropa, Terra platónica, 2012. Bronze, steel, cm 40 x 200 x50. Courtesy Galerie Jocelyn Wolff. Photo: Aurélien Mole |
Con Terra Platónica l'artista ci mostra un ritratto archeologico del mondo contemporaneo, che fonde insieme elementi che sembrano fossili per ricreare un immaginario storico e preistorico di un tempo che sarà. Il tempo trasforma e viene trasformato e tradotto in forma di reperto. L'opera prende spunto da una fotografia dell'esploratore ed etnologo Edward S. Curtis dell'inizio del XX secolo che ritrae il processo di mummificazione dei nativi nordamericani. Nella sovversione di ogni concetto prestabilito di esperienza della percezione, l'opera di Francisco Tropa, che unisce elementi che sembrano naturali con altri artefatti, è realizzata in un bronzo, introducendo così anche una riflessione sulla transitorietà delle cose naturali e la durabilità delle loro rappresentazioni.
Quel che viene da pensare è che forse, citando Giorgio Agamben, «È davvero contemporaneo chi non coincide perfettamente col suo tempo né si adegua alle sue pretese ed è perciò, in questo senso, inattuale; ma, proprio attraverso questo scarto e questo anacronismo, egli è capace più degli altri di percepire e afferrare il suo tempo».
Anche le sculture muoiono
A cura di Lorenzo Benedetti
Firenze, Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, Palazzo Strozzi
17 aprile – 26 luglio 2015
Inaugurazione: giovedì 16 aprile 2015, ore 19.00
Artisti: Francesco Arena, Nina Beier, Katinka Bock, Giorgio Andreotta Calò, Dario D’Aronco, N.Dash, Michael Dean, Oliver Laric, Mark Manders, Michael E. Smith, Fernando Sánchez Castillo, Francisco Tropa, Oscar Tuazon
Alessandra Frosini
(articolo pubblicato su ArsKey.it: http://www.teknemedia.net/magazine_detail.html?mId=9982)



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