CULTURE TRIBALI DAL MONDO/TRIBAL CULTURES OF THE WORLD
Indagare
forme, confrontare stili e usi, avere visivamente un impatto emotivo
con l’Arte Tribale. Questo è lo scopo della pubblicazione “Culture
Tribali dal Mondo, Tribal cultures of the world”. Per festeggiare
il decennale del format Tribaleglobale, la Fondazione omonima ha
deciso di realizzare questo libro con l’intento di avvicinare e
incuriosire un pubblico sempre più vasto all’importante, quanto
affascinante linguaggio delle Arti Primarie.
La realizzazione del progetto ha visto partecipi: Giuliano Arnaldi, Operatore Culturale – Filippo Basetti, Fotografo – Filippo Biagioli, artista di Arte Tribale Europea – Alice Borchi, Traduttrice – Alessandra Frosini, storica dell’Arte e Curatrice di mostre – Andrea Mordacci, Esperto di Arti Tribali Himalayane – Mario Paffi, Museo delle Maschere Mediterranee – Daisy Triolo, Storica dell’Arte.
Per il continente Africano sono state pubblicate opere delle culture: Fon, Kotoko, Cabila, Dogon, Tikar, Gbaya, Lobi, Namji, Fali, Mossi, Fante, Mangbetu, Tuareg, Bura, Dienne, Zaramo, Mbuti, Salampasu, Igbo, Ashanti, Lega, Yoruba, Adan, Ewe, Attiè, Urhobo, Sao, Ibibio, Teke, Mambila, Bambara, Dan, Chokwe, Eket, Yaourè, Baulè, Bidjiogo, Gouro, Cham Mwana, Ambete, Kota, Azande, Gurunsi, Ekoi, Kuba, Dida, Berbera, Nupe – per il continente Americano opere delle culture Kuna, Chinesco, Chancay – per il continente Europeo opere riconduibili alle zone di Nuoro (Ruggero Mameli and Franco Sale), Serravalle Pistoiese (Filippo Biagioli) – per il continente Oceanico culture Asmat, Kapa, e Tapa di varie zone – per il continente Asiatico zone di Tell Halaf, Indus Valley, Giappone, culture Lan Na, Yang Shao, Xiajiadian, Amlash e culture di area Himalayana.
Per informazioni, domande e prenotazioni:
press.filippo.biagioli@gmail.com
Il libro verrà omaggiato con l’acquisto di una adigrafia di Filippo Biagioli
La realizzazione del progetto ha visto partecipi: Giuliano Arnaldi, Operatore Culturale – Filippo Basetti, Fotografo – Filippo Biagioli, artista di Arte Tribale Europea – Alice Borchi, Traduttrice – Alessandra Frosini, storica dell’Arte e Curatrice di mostre – Andrea Mordacci, Esperto di Arti Tribali Himalayane – Mario Paffi, Museo delle Maschere Mediterranee – Daisy Triolo, Storica dell’Arte.
Per il continente Africano sono state pubblicate opere delle culture: Fon, Kotoko, Cabila, Dogon, Tikar, Gbaya, Lobi, Namji, Fali, Mossi, Fante, Mangbetu, Tuareg, Bura, Dienne, Zaramo, Mbuti, Salampasu, Igbo, Ashanti, Lega, Yoruba, Adan, Ewe, Attiè, Urhobo, Sao, Ibibio, Teke, Mambila, Bambara, Dan, Chokwe, Eket, Yaourè, Baulè, Bidjiogo, Gouro, Cham Mwana, Ambete, Kota, Azande, Gurunsi, Ekoi, Kuba, Dida, Berbera, Nupe – per il continente Americano opere delle culture Kuna, Chinesco, Chancay – per il continente Europeo opere riconduibili alle zone di Nuoro (Ruggero Mameli and Franco Sale), Serravalle Pistoiese (Filippo Biagioli) – per il continente Oceanico culture Asmat, Kapa, e Tapa di varie zone – per il continente Asiatico zone di Tell Halaf, Indus Valley, Giappone, culture Lan Na, Yang Shao, Xiajiadian, Amlash e culture di area Himalayana.
Per informazioni, domande e prenotazioni:
press.filippo.biagioli@gmail.com
Il libro verrà omaggiato con l’acquisto di una adigrafia di Filippo Biagioli
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Con l'espressione Arti primarie si identificano le arti delle culture extraeuropee più distanti dal nostro concetto di arte, principalmente arti africane ed oceaniche, considerate le più selvagge e “primitive”.
La categoria occidentale di arte è una categoria culturale in senso antropologico e quindi soggetta a continui cambiamenti nel corso della storia, con la conseguente variazione di ciò che è recepito come portatore di qualità estetico-artistiche. E' un concetto dunque che ci dice molto di più sulla nostra identità e sulla nostra percezione degli altri, di quanto possa individuare criteri assoluti. Proprio per questo anche la considerazione e l'accettazione delle cosiddette Arti primarie ha subito mutazioni dovute alle diverse società e al concetto di bello con cui si trovavano ad essere rapportate.
In realtà questa definizione si adatta di più a designare quelle opere d'arte che sono insieme espressione del loro tempo e della loro cultura, ma capaci di parlare all'uomo in ogni tempo e in ogni luogo. Opere d'arte nel senso inteso già da Alois Riegl (Stilfragen, 1893), come esperienze fondamentali scaturite dall'innata tendenza dell'uomo a dar forma a ciò che giace nella sua realtà interiore.
Certo è che anche queste opere, come ogni espressione artistica, non possono esulare dal riflettere in qualche modo l'atteggiamento dell'uomo verso lo spazio, da essere una proiezione diretta, per quanto incosciente, dell'azione del mondo sull'uomo. L'uomo esprime sia con le azioni sia con l'arte, la sua reazione all'ambiente. Ogni atto artistico, per quanto primitivo, scaturisce da un sistema filosofico di rapporti che sta alla base della rappresentazione: quest'ultima è legata dunque al processo di astrazione e all'immaginario, che nutrono e fanno agire l'uomo.
L'astrazione rappresenta un momento fondamentale del processo conoscitivo, perché applicata ai dati che pervengono dalla sensazione, rende possibile l'enucleazione di concetti ed è una delle componenti fondamentali dello spirito umano, in ogni aspetto delle sue espressioni.
Nel significato dell'aphairesis greca l'astrazione è “il processo e il risultato del distogliere [lo sguardo] dal particolare, dall'accidentale, dall'inessenziale, per giungere al generale, al necessario, all'essenziale. Riunendo insieme le caratteristiche essenziali in un concetto artistico; l'astrazione ci offre il mezzo più importante di ordinamento sistematico dell'infinita molteplicità di oggetti suscettibili della nostra percezione, della nostra immaginazione, del nostro pensiero” (Hoffmeister, 1955). A questa accezione se ne aggiunge una seconda, riflessa dal latino abstrahere (strappar via, distogliere), che fa riferimento all'azione di isolare un elemento dal complesso per metterlo in evidenza o sottoporlo ad un esame più approfondito.
L'astrazione ha un ruolo fondamentale nel processo conoscitivo per il suo potere di selezione e concentrazione sui valori assolutamente essenziali e ricopre una funzione fondamentale nella creazione di queste opere d'arte in cui la perfezione formale e la rispondenza alla funzione sono condizioni mutuamente complementari.
Se pensiamo infatti che queste opere d'arte non sono state create per il mero godimento estetico (ars gratia artis) ma per scopi magici-religiosi ben precisi, capiamo ancor di più quanto sia fondamentale il rapporto con il simbolo. La creazione e l'utilizzo di simboli è possibile solo quando c'è il rinvio dell'oggetto considerato a un sistema di valori sotteso, storico o ideale. Tutta l'arte religiosa e celebrativa di istituzioni o di singoli membri della società di ogni tempo e di ogni parte del mondo si basa su questa condivisione, dalla Maestà di Ognissanti, all'Arco di Costantino, alle statuette rituali himalayane.
Concepire e realizzare materialmente un'immagine vuol dire trovare una forma di espressione specifica che corrisponda a quella data immagine: così nasce anche una maschera africana, per esempio, ideata non solo per concentrare in sé un insieme di simboli condivisi da un gruppo e che si vuole conservare nel tempo, ma anche per essere percepita e vista con l'occhio, attraverso delle forme che parleranno direttamente ai sensi.
E' una creazione che parla ai sensi e che viene realizzata con una profonda partecipazione emotiva, in cui i timori, le speranze e le emozioni trovano la propria liberazione nell'estrarre/astrarre e rendere visibile quelle qualità essenziali, proprie, che devono essere rese attraverso la materia. Quella statua, quella maschera o quel dipinto non dovranno soltanto raffigurare quell'antenato, quell'essere mitico, quel demone, ma ne saranno anche la dimora, quindi la realizzazione formale dovrà essere quanto di più “bello” per essere gradita anche alla spirito che dovrà abitarla. In questo concetto di bello gioca un ruolo chiave il modello artistico archetipico di riferimento, che rispecchia forme tradizionali molto antiche, elaborate e rivissute attraverso l'esperienza dell'artista, che trova in queste che potrebbero apparire come limitazioni, una particolare libertà nel vivificare e rafforzare il patrimonio culturale del proprio gruppo di appartenenza.
Il ritrovare poi gli stessi temi, contenuti e motivi stilistici appartenenti agli oggetti di culto anche negli oggetti di uso quotidiano, nei tessuti o nelle armi, ci fa comprendere anche come non esista scissione in queste culture fra sfera spirituale e sfera materiale/delle attività pratiche e come tutto sia sostanzialmente una testimonianza dell'unità e sacralità della vita.
Proprio per tutte queste caratteristiche e per l'energia vitale archetipica che emanano, le opere provenienti da queste culture hanno affascinato l'Occidente fin dal tempo delle grandi scoperte geografiche. Sono stati collezionati nei tesori principeschi e nelle Wunderkammern, hanno trovato una collocazione e una nuova sistemazione nei musei, sono stati esibiti nelle Esposizioni Universali, deliberatamente distrutti durante il periodo coloniale e considerati documenti etnografici dall'antropologia evoluzionista. Furono poi riscoperti come creazioni estetiche di alto livello dalle avanguardie del Novecento che le presero a modello e così ottennero interesse da parte della critica d'arte e dei collezionisti. Da quel momento in poi ebbero una sempre maggiore attenzione e risonanza, attraverso mostre epocali ed il collocamento in musei dove sono celebrati come vera arte, diventando anche oggetto di un fiorente mercato collezionistico, ma anche di una forte rivendicazione da parte delle culture che in passato ne sono state depauperate.
Il loro essere oggetti da collezione ha permesso che esprimessero una funzione ulteriore, come mediatori non solo con il trascendente, ma anche con ciò che è lontano nel tempo e nello spazio. Essi possono essere rappresentazione di questo invisibile oppure farne parte o ancora provenirne e da questa loro funzione deriva il loro valore.
L'incontro con queste opere di arte primaria rappresenta senza alcun dubbio un allargamento di prospettive, un ampliamento del nostro orizzonte culturale. I nostri strumenti per comprendere le forme delle arti occidentali, i nostri criteri estetici risultano inadeguati e non applicabili nella comprensione di queste espressioni artistiche e proprio per questo ci pongono delle domande sul senso e significato di ciò che vediamo. Ci troviamo ad osservare un'arte che vuole comunicare, tramandare, insegnare, attraverso simboli condivisi, i valori e i significati importanti, che si vogliono far permanere.
Una funzione quindi edificante, culturale che è lo stesso principio che ha portato Tribaleglobale (e i vari presidi del Museo di Arti Primarie che ne sono diretta emanazione) a proporsi come “laboratorio permanente di idee e azioni in un mondo che cambia, tra appartenenze e globalizzazione”, un laboratorio che “esplora linguaggi attraverso l'uso delle arti e la loro contaminazione nel tempo e nei luoghi, con l'obiettivo di coglierne la dimensione archetipica e di rappresentarla con il linguaggio del nostro tempo.”
Proprio per questo nella collezione dei musei figurano non solo opere di artisti provenienti da culture lontane dalla nostra, ma anche opere di arte moderna e di artisti contemporanei strettamente connessi al concetto di arte primaria che abbiamo precedentemente delineato. Festeggiare i dieci anni del Museo di Arte Primaria significa dunque celebrare una realtà che è un contributo alla cultura di tutti, visto che un'autentica cultura moderna non può non fare i conti, oggi, con le culture altre. Il riconoscimento delle diversità nella condivisione di presupposti comuni e il confronto, come arma di arricchimento, diventano strumenti contro ogni relativismo.
Tutto questo per mostrarci come il presente, il passato e il futuro non siano entità separate, ma si intreccino in una trama ininterrotta.
(testo per il catalogo)
Alessandra Frosini



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