STEFANIA ORRÙ. L'INCANTO DELL'ESSERE. MATERIA E/È LUCE.
Mercoledì
9 Luglio si inaugura a Palazzo Medici Riccardi in Firenze la
personale di Stefania Orrù intitolata L'incanto dell'Essere-Materia
e/è Luce a cura di Alessandra Frosini.
L’Artista presenta dieci opere in cui il tema dell'Essere, da sempre al centro della propria ricerca, viene trattato con una pittura che evoca, ermetica, distinte identità narrate e contemplate. Il suo universo poetico, intriso di lirismo, si esprime, attraverso una tecnica mista che unisce affresco, tempera grassa ed encausto, richiamando la nostra memoria verso ancestrali icone. Figure femminili, sospese, situate dentro uno spazio annullato e vuoti in dissolvenza, in cui rimane visibile soltanto la figura,unico reale spazio sondabile.
Stefania Orrù mostra inoltre il frutto dell'ultima fase della propria ricerca: opere costituite da grandi superfici elaborate dove, in due campiture, viene spinta al massimo la suggestione delle trasparenze e la matericità dell'affresco. La luce e il buio, intesi come luoghi psichici, come mondi attraversati e attraversabili dall'essere: i profili delle figure, i drappi, le mani, al tempo stesso forme reali e simboliche, colti attraverso giochi chiaroscurali portati all'estremo, si manifestano come chiavi di lettura che testimoniano l'essere stesso, intriso di contraddizioni, di territori oscuri e luminosi. Un realismo esistenziale che rivela una forte volontà di conoscenza della profondità umana.
Catalogo pubblicato da Galleria Gagliardi San Gimignano.
L’Artista presenta dieci opere in cui il tema dell'Essere, da sempre al centro della propria ricerca, viene trattato con una pittura che evoca, ermetica, distinte identità narrate e contemplate. Il suo universo poetico, intriso di lirismo, si esprime, attraverso una tecnica mista che unisce affresco, tempera grassa ed encausto, richiamando la nostra memoria verso ancestrali icone. Figure femminili, sospese, situate dentro uno spazio annullato e vuoti in dissolvenza, in cui rimane visibile soltanto la figura,unico reale spazio sondabile.
Stefania Orrù mostra inoltre il frutto dell'ultima fase della propria ricerca: opere costituite da grandi superfici elaborate dove, in due campiture, viene spinta al massimo la suggestione delle trasparenze e la matericità dell'affresco. La luce e il buio, intesi come luoghi psichici, come mondi attraversati e attraversabili dall'essere: i profili delle figure, i drappi, le mani, al tempo stesso forme reali e simboliche, colti attraverso giochi chiaroscurali portati all'estremo, si manifestano come chiavi di lettura che testimoniano l'essere stesso, intriso di contraddizioni, di territori oscuri e luminosi. Un realismo esistenziale che rivela una forte volontà di conoscenza della profondità umana.
Catalogo pubblicato da Galleria Gagliardi San Gimignano.
-------------
L'Essere,
da sempre al centro della ricerca di Stefania Orrù, viene indagato
con una pittura che racchiude, ermetica, distinte urgenze
sentimentali. Non
si tratta di un lirismo di superficie,
utile solo a catturare lo sguardo, quanto di una sorta di riflessione
che sa soffermarsi nel passaggio fra luce ed ombra e ritornare con
spirito rasserenato al mondo dei sensi. E' un'immersione meditativa
nella luce, nel colore e nella forma attraverso una pittura potente e
permeata di energie. Stefania Orrù è un'artista che interpreta il
contemporaneo attraverso il suo autentico mondo esistenziale e
poetico, senza snaturarsi: in lei il concetto diventa materia e le
opere trattengono e rimandano la luce dell'idea. Nelle
sue opere c'è una profonda eco di estetiche vissute
che
arrivano ad annullare e dunque a sospendere l'idea di tempo,
sovrapponendo trascorso e presente. Se osserviamo queste opere ci
rendiamo conto di essere dentro ad una storia che parla di Stefania
Orrù ma allo stesso tempo ci collega ad un universo di rimandi che
affiora alla nostra mente attraverso un'immagine. Ad un primo sguardo
può sembrare che queste immagini di donna (che sono quasi sempre
autoritratti) siano portatrici principalmente di una mistica bellezza
basata sull'equilibrio della composizione e il delicato dosaggio
dell'elemento coloristico. Richiamando la tradizione greca, si
potrebbe parlare di una bellezza che non è solo symmetría ma anche
chróma, colore. Una bellezza perciò qualitativa, puntuale, che può
manifestarsi anche in una semplice sensazione cromatica o in un lampo
della luce: "La semplice bellezza di un colore è data da una
forma che domina l'oscurità della materia, dalla presenza di una
luce incorporea che altro non è che ragione e idea" secondo il
pensiero di Plotino e che diventa, nel quadro della filosofia
neoplatonica, quella luce che risplende sulla materia come riflesso
dell'Uno da cui essa emana.
Ma qui non siamo all'interno di un'ultima declinazione della mistica della luce, quanto di un'estetica della luce, che fa della Bellezza (insieme alla capacità evocativa) uno strumento conoscitivo. E la Bellezza, per essere strumento conoscitivo, ha bisogno del filtro di quella letteratura che pur nella grande varietà di accenti insiste sull’estetica della luce: gli echi letterari allora si intrecciano e rincorrono, da Dante, a Blake, a Rimbaud, da Leopardi, a Neruda e a Pasolini. Il suo universo poetico si esprime incisivo richiamando alla nostra memoria ancestrali icone: figure femminili frontali, sospese, situate dentro uno spazio annullato, vuoto in dissolvenza, in cui rimane visibile soltanto la figura, unico reale spazio sondabile. Il limpido classicismo dei soggetti, delle figure, dei volti rarefatti, dei profili, l'attenzione per il corpo che sottende rispetto e considerazione per l'individuo che si staglia in uno spazio immateriale ma reso palpabile da trasparenze e profondità materiche: i volti che ad un primo sguardo richiamavano la fissità dell'icona di matrice bizantina si sciolgono per mostrare la profondità effimera delle sensazioni, delle emozioni, dei sentimenti, coscienze che si palesano attraverso la pittura. L'equilibrio misurato e preciso delle composizioni si nutre anche dell'ombra che si mescola e si oppone ad una luce che si crea dal diafano, che viene dal profondo delle cose, che ne esprime l'infinita potenza.
La realtà fenomenica è sempre in parte oscura e indecifrabile e perciò destinata a mescolare inevitabilmente ombra e luce, luce interiore, nucleo interno ed invisibile delle cose, eidos -essenza attraverso cui l'Essere si mostra. Da qui la necessità d'indagare, di scavare per indirizzare la riflessione, per soffermarsi, per capire. Quella a cui partecipiamo è una ricerca estetica che ritorna al simbolismo e alla figurazione, per esplorare l'invisibile e l'eterno. E l'idea del tempo in queste opere passa anche attraverso una tecnica sapiente, che respira il profumo del passato: antica e nuova allo stesso tempo, che mescola tradizione e innovazione e che nasce dall'esperienza sperimentata negli anni, dalla pratica col maestro Elvio Marchionni, dalla riflessione sui gesti e sulla materia. Il linguaggio artistico trova la sua concretezza ancorandosi nell'esperienza individuale e non ci si stupisce dunque di trovare nella Orrù un palese amore per la memoria e la storia (la lezione dei pittori del Quattrocento umbro mediata dal maestro), per la lavorazione della materia, appresa anche con la pratica dello strappo e del lavoro sulle superfici murarie, ma anche il confronto con i colori e le atmosfere naturali della sua terra, le Marche, e con l'Umbria vissuta durante gli anni di apprendistato artistico.
Gli stessi colori che ritroviamo nelle vellutate scansioni delle cromie, dal rosa pallido, all'azzurro, al giallo ocra chiaro e al bianco perla, che caratterizzano la sua tavolozza e che si accendono di sfumature inaspettate per il forte moto dell'anima che li vivifica. Effetti realizzati grazie ad una sperimentazione elaborata e maturata attraverso la scelta di una tecnica mista che unisce affresco, tempera grassa ed encausto, per creare sovrapposizioni e velature impossibili altrimenti. Lo sfumare delle cose ammorbidisce il passaggio dalla luce all'ombra e la nitidezza che si perde nei contorni diventa impercettibile dissolvenza ma anche consapevolezza, per la Orrù, di avere fra le mani una materia viva e vitale, che subisce mutazioni, per effetto del suo operare. Le sfumature non sono solo morbide e delicate, ma creano un contrasto che non parla più della dolcezza della memoria o del ricordo, ma di un altrove dove i pensieri si addensano e consolidano in una materia fittamente elaborata, secondo un ductus espressivo preciso e meditato, che varia a seconda del risultato perseguito e rende la superficie a tratti densa e graffiata, a tratti lucida e levigata.
Ma qui non siamo all'interno di un'ultima declinazione della mistica della luce, quanto di un'estetica della luce, che fa della Bellezza (insieme alla capacità evocativa) uno strumento conoscitivo. E la Bellezza, per essere strumento conoscitivo, ha bisogno del filtro di quella letteratura che pur nella grande varietà di accenti insiste sull’estetica della luce: gli echi letterari allora si intrecciano e rincorrono, da Dante, a Blake, a Rimbaud, da Leopardi, a Neruda e a Pasolini. Il suo universo poetico si esprime incisivo richiamando alla nostra memoria ancestrali icone: figure femminili frontali, sospese, situate dentro uno spazio annullato, vuoto in dissolvenza, in cui rimane visibile soltanto la figura, unico reale spazio sondabile. Il limpido classicismo dei soggetti, delle figure, dei volti rarefatti, dei profili, l'attenzione per il corpo che sottende rispetto e considerazione per l'individuo che si staglia in uno spazio immateriale ma reso palpabile da trasparenze e profondità materiche: i volti che ad un primo sguardo richiamavano la fissità dell'icona di matrice bizantina si sciolgono per mostrare la profondità effimera delle sensazioni, delle emozioni, dei sentimenti, coscienze che si palesano attraverso la pittura. L'equilibrio misurato e preciso delle composizioni si nutre anche dell'ombra che si mescola e si oppone ad una luce che si crea dal diafano, che viene dal profondo delle cose, che ne esprime l'infinita potenza.
La realtà fenomenica è sempre in parte oscura e indecifrabile e perciò destinata a mescolare inevitabilmente ombra e luce, luce interiore, nucleo interno ed invisibile delle cose, eidos -essenza attraverso cui l'Essere si mostra. Da qui la necessità d'indagare, di scavare per indirizzare la riflessione, per soffermarsi, per capire. Quella a cui partecipiamo è una ricerca estetica che ritorna al simbolismo e alla figurazione, per esplorare l'invisibile e l'eterno. E l'idea del tempo in queste opere passa anche attraverso una tecnica sapiente, che respira il profumo del passato: antica e nuova allo stesso tempo, che mescola tradizione e innovazione e che nasce dall'esperienza sperimentata negli anni, dalla pratica col maestro Elvio Marchionni, dalla riflessione sui gesti e sulla materia. Il linguaggio artistico trova la sua concretezza ancorandosi nell'esperienza individuale e non ci si stupisce dunque di trovare nella Orrù un palese amore per la memoria e la storia (la lezione dei pittori del Quattrocento umbro mediata dal maestro), per la lavorazione della materia, appresa anche con la pratica dello strappo e del lavoro sulle superfici murarie, ma anche il confronto con i colori e le atmosfere naturali della sua terra, le Marche, e con l'Umbria vissuta durante gli anni di apprendistato artistico.
Gli stessi colori che ritroviamo nelle vellutate scansioni delle cromie, dal rosa pallido, all'azzurro, al giallo ocra chiaro e al bianco perla, che caratterizzano la sua tavolozza e che si accendono di sfumature inaspettate per il forte moto dell'anima che li vivifica. Effetti realizzati grazie ad una sperimentazione elaborata e maturata attraverso la scelta di una tecnica mista che unisce affresco, tempera grassa ed encausto, per creare sovrapposizioni e velature impossibili altrimenti. Lo sfumare delle cose ammorbidisce il passaggio dalla luce all'ombra e la nitidezza che si perde nei contorni diventa impercettibile dissolvenza ma anche consapevolezza, per la Orrù, di avere fra le mani una materia viva e vitale, che subisce mutazioni, per effetto del suo operare. Le sfumature non sono solo morbide e delicate, ma creano un contrasto che non parla più della dolcezza della memoria o del ricordo, ma di un altrove dove i pensieri si addensano e consolidano in una materia fittamente elaborata, secondo un ductus espressivo preciso e meditato, che varia a seconda del risultato perseguito e rende la superficie a tratti densa e graffiata, a tratti lucida e levigata.
Nelle opere frutto dell'ultima fase della sua ricerca troviamo grandi superfici elaborate, dove, in due campiture, viene spinta al massimo la suggestione delle trasparenze e la matericità dell'affresco. Le pose non sono più frontali, gli occhi si chiudono per concentrare ancor più la riflessione, i contrasti della materia si fanno più netti. La luce e il buio, intesi come luoghi psichici, come mondi attraversati e attraversabili dall'essere, sono colti attraverso giochi chiaroscurali portati all'estremo, dove i profili delle figure, i drappi, le mani, al tempo stesso forme reali e simboliche, si manifestano come chiavi di lettura che testimoniano l'essere stesso, intriso di contraddizioni, di territori oscuri e luminosi. Un realismo esistenziale che ricorda Ferroni o rimanda ad alcune reminiscenze alla Annigoni e che rivela una forte volontà di conoscenza della profondità umana.
Un potente contrasto fra luce e ombra, ma allo stesso un dualismo che riesce ad armonizzarsi con una materia duttile e corposa, in alcuni tratti traslucida. Tanti sono i riflessi di cui brilla, lucidature della materia che si è riempita e quasi trabocca; in alcuni casi è il nero stesso, intenso e vibrante, che si accende grazie all'uso sapiente della cera. Sono figure inondate di luce, ma anche racchiuse nell'ombra. E l'ombra che è contemporaneamente assenza di luce e prova della sua presenza, offre un aiuto per la comprensione simbolica o realistica degli spazi e degli oggetti rappresentati e diventa perciò, simbolicamente, attesa e desiderio di luce anche spirituale. La vera conoscenza delle cose umane e del mondo è intimamente compresa e concentrata all'interno dell'ombra essenziale dei corpi solidi e rinchiusa e negata nei loro confini.
Il soggetto, immerso in un complesso turbinio materico, non è più solo il centro di questa ultima produzione di Stefania Orrù, ma addensatasi questa materia in due grandi coaguli, uno chiaro, uno scuro, rappresenta ora la chiave di lettura di questi due opposti. Chiave di lettura ma anche protagonista, insieme alla luce e all'oscurità, di un gioco d'incastro o di sopraffazione e incanto, che sa restituire una straordinaria sensazione di Bellezza e di stupore contemplativo. La materia e la luce apparentemente in contrapposizione, si sostanziano in realtà l'una con l'altra: materia e luce, ma soprattutto materia e spirito. Ed il tempo rimane come sospeso: un tempo sincronico ed eterno che coinvolge lo spettatore in una seduzione che non è semplice seduzione dell'occhio, ma coinvolgimento profondo e meditato che necessita di una partecipazione impegnata, da scoprire lentamente. Questo effetto, voluto e creato dall'artista, richiama suggestioni lontane di penombra e sfumato, un'atmosfera cromatica e plastica che rimanda alla storia dell'arte, da Leonardo a Rubens, rielaborati e attualizzati in personali contesti emozionali. Il motore di questo viaggio, che con forti cariche centripete ci attira, è un'atmosfera rarefatta, una solitudine quasi irreale che è la stessa che ci portiamo dentro. Siamo noi davanti a noi stessi, uguali e sempre diversi, di fronte ad uno specchio che è anche ponte, punto di passaggio e collegamento fra il manifesto e il recondito. Quelli di Stefania Orrù non sono autoritratti-soliloqui che giocano sulle apparenze esteriori, ma immagini che portano in essere la propria essenza. Eidos, si diceva appunto, come mezzo attraverso cui giungere alla Verità, attraverso cui cercare se stessa (e noi stessi), per conoscersi e sapere fino in fondo cosa sta succedendo dentro e intorno a noi. E' un viaggio dell'introspezione che ci invita a guardare oltre l'apparenza delle cose proprio grazie alla leggibilità della figurazione e del rimando simbolico. Seguendo la distinzione di Husserl fra Leib (inteso come corpo immediatamente vissuto, o «corpo che sono») e Körper (inteso come corpo-oggetto-involucro, mediato dall’autoriflessione, o «corpo che ho»), l'essenza si concretizza in figure che non sono ombre, né memorie di vita, ma presenze vitali, che si pongono come protagoniste delle pitture, figure evocate e presenti poste in sfondi indefiniti, vuoti in dissolvenza. Ci accorgiamo così che non si palesa solo il binomio fra luce e ombra e fra figure e spazio, ma anche fra dilatazione e concentrazione (del tempo, della materia), passato e presente, lontananza e prossimità, assenza e presenza e che il nostro sguardo è un involucro che contiene tutto e lo può annullare. La pittura di Stefania Orrù recupera il senso di una realtà che non si esaurisce in una semplice raffigurazione, ma diventa spunto e momento di riflessione per andare oltre: di fronte all'arte l'altrove è sempre contenuto nel qui.
(testo per il catalogo della mostra)Alessandra Frosini
STEFANIA
ORRÙ. THE
ENCHANTMENT OF BEING. MATERIAL AND/IS LIGHT.
The
theme of Being, which has always been at the centre of Stefania
Orrù’s research, is investigated through a hermetic painting that
encloses distinct sentimental urgencies. This is not a merely
eye-catching surface lyricism, but rather a sort of reflection that
knows how to linger in the passing between light and shade, returning
to the realm of the senses with a serene spirit. It is a meditative
immersion into light, colour and form through a powerful painting
imbued with energy. Stefania
Orrù is an artist who interprets the contemporary world through her
authentic, existential and poetic world, without losing her true
nature: with her, concept becomes material and the works withhold and
send out the light of the idea. In her works there is a deep echo of
experienced aesthetics that even undo and therefore suspend the idea
of time,
overlapping past and present.
When observing these works, we realise that we are inside a story
that talks about Stefania Orrù and simultaneously links us to a
universe of references brought to mind by an image. At first glance
it may seem that these images of women (which are almost always
self-portraits) are, above all, the carriers of a mystical beauty
based on the balance of the composition and the delicate dosage of
the coloristic element. Recalling the Greek tradition, we could speak
of a beauty which is not symmetría alone, but also chróma, colour.
Therefore, a qualitative and punctual beauty, which may become
manifest even in a simple chromatic sensation or a flash of light:
“The simple beauty of a colour is given by a form that dominates
the darkness of material, by the presence of an incorporeal light,
which is nothing but reason and idea,” according to Plotinus’ way
of thinking, and which becomes, within the frame of Neoplatonic
philosophy, the light that shines on the material as a reflection of
the One from whom it emanates. But here we are not within a last
expression of the mysticism of light, but rather within an aesthetics
of light that makes Beauty (and evocative capacity) a cognitive tool.
And Beauty, in order to be a cognitive tool, needs to be filtered by literature that, despite the large variety of accents, dwells on the aesthetics of light: literary echoes thus intertwine and succeed one another, from Dante, to Blake and Rimbaud, from Leopardi, to Neruda and Pasolini. Her poetic universe is expressed, incisively, by bringing ancestral icons to mind: suspended, straight on female figures, placed within a space which is annulled, a dispersing vacuum, in which all that remains visible is the figure, the only real space that can be probed. The limpid classicism of the subjects, figures, rarefied faces and profiles, the attention to the body that underlies respect and consideration for the individual that stands out in an immaterial space made palpable by transparencies and textural depths : the faces that, at first glance, recalled the fixity of Byzantine icons, dissolve to show the ephemeral depth of the sensations, emotions, feelings and consciences manifested through painting. The measured and precise balance of the compositions also relies on the shade that blends with and opposes a light created from the diaphanous, which rises from the depth of things and expresses their infinite power. Phenomenal reality is always partly obscure and undecipherable, and thus destined to inevitably blend shade and light, interior light, the internal and invisible core of things, eidos – the essence through which the Being manifests itself. Hence the need to investigate, to dig with the aim of directing reflection, lingering and understanding. What we are participating in is an aesthetic research that returns to symbolism and figuration, to explore the invisible and eternal. And the notion of time in these works also passes through a clever technique that breathes the scent of the past: old and new at once, blending tradition and innovation, springing from experience acquired over the years, practice with Master Elvio Marchionni, and reflections on gestures and material.
Artistic language becomes concrete by anchoring to individual experience, and it is not surprising to find in Orrù an evident love for memory and history (the lesson of the painters of the Umbrian Quattrocento mediated by the Master), and for the processing of the material, learned also through the use of the strappo technique, and the work on masonry surfaces, in addition to the comparison with the natural colours and atmospheres of her homeland, the Marches, and with Umbria, experienced during the years of training as an artist. The same colours found in the velvety graduation of the shades, from pale pink to blue, light ochre yellow and pearl white, which characterise her palette and take on unexpected hues due to the strong surge of the soul that enlivens them. Effects made possible by an elaborate experimentation matured through the choice of a mixed technique that unites fresco, tempera grassa and hot wax to create otherwise impossible overlays and veilings. Shading off softens the passage from light to shade, and the lack of sharpness of the contours becomes imperceptible dispersion but, for Stefania Orrù, it is also the awareness to be handling a material that is alive and vital, and that undergoes changes owing to the way she handles it. The shadings off are not only soft and delicate, but create a contrast that no longer speaks of the sweetness of remembering and of memories, but of a different place where thoughts gather and consolidate in a closely elaborate material, according to a precise and meditated expressive ductus, which changes depending on the pursued results, making the surface at times dense and scratched, and at times glossy and smooth.
And Beauty, in order to be a cognitive tool, needs to be filtered by literature that, despite the large variety of accents, dwells on the aesthetics of light: literary echoes thus intertwine and succeed one another, from Dante, to Blake and Rimbaud, from Leopardi, to Neruda and Pasolini. Her poetic universe is expressed, incisively, by bringing ancestral icons to mind: suspended, straight on female figures, placed within a space which is annulled, a dispersing vacuum, in which all that remains visible is the figure, the only real space that can be probed. The limpid classicism of the subjects, figures, rarefied faces and profiles, the attention to the body that underlies respect and consideration for the individual that stands out in an immaterial space made palpable by transparencies and textural depths : the faces that, at first glance, recalled the fixity of Byzantine icons, dissolve to show the ephemeral depth of the sensations, emotions, feelings and consciences manifested through painting. The measured and precise balance of the compositions also relies on the shade that blends with and opposes a light created from the diaphanous, which rises from the depth of things and expresses their infinite power. Phenomenal reality is always partly obscure and undecipherable, and thus destined to inevitably blend shade and light, interior light, the internal and invisible core of things, eidos – the essence through which the Being manifests itself. Hence the need to investigate, to dig with the aim of directing reflection, lingering and understanding. What we are participating in is an aesthetic research that returns to symbolism and figuration, to explore the invisible and eternal. And the notion of time in these works also passes through a clever technique that breathes the scent of the past: old and new at once, blending tradition and innovation, springing from experience acquired over the years, practice with Master Elvio Marchionni, and reflections on gestures and material.
Artistic language becomes concrete by anchoring to individual experience, and it is not surprising to find in Orrù an evident love for memory and history (the lesson of the painters of the Umbrian Quattrocento mediated by the Master), and for the processing of the material, learned also through the use of the strappo technique, and the work on masonry surfaces, in addition to the comparison with the natural colours and atmospheres of her homeland, the Marches, and with Umbria, experienced during the years of training as an artist. The same colours found in the velvety graduation of the shades, from pale pink to blue, light ochre yellow and pearl white, which characterise her palette and take on unexpected hues due to the strong surge of the soul that enlivens them. Effects made possible by an elaborate experimentation matured through the choice of a mixed technique that unites fresco, tempera grassa and hot wax to create otherwise impossible overlays and veilings. Shading off softens the passage from light to shade, and the lack of sharpness of the contours becomes imperceptible dispersion but, for Stefania Orrù, it is also the awareness to be handling a material that is alive and vital, and that undergoes changes owing to the way she handles it. The shadings off are not only soft and delicate, but create a contrast that no longer speaks of the sweetness of remembering and of memories, but of a different place where thoughts gather and consolidate in a closely elaborate material, according to a precise and meditated expressive ductus, which changes depending on the pursued results, making the surface at times dense and scratched, and at times glossy and smooth.
In the works that result from the most recent phase of her research, we find large, elaborate surfaces where the suggestion of transparencies and the texture of the fresco technique are fully exploited against two painted backgrounds. Poses are no longer straight-on, eyes close to better concentrate reflection, contrasts become sharper. Light and darkness, intended as places within the mind, as worlds crossed and crossable by the very Being itself, are captured through plays of chiaroscuro taken to the extreme, where the profiles of the figures, the drapes, the hands, are both real and symbolic forms, and appear like keys to reading that testify to the Being, steeped in contradictions, and in obscure and luminous territories. An existential realism that recalls Ferroni or makes reference to some of Annigoni’s reminiscences, revealing the strong desire for knowledge of the depths of human nature.
A
powerful contrast between light and shade, but at the same time, a
dualism that manages to harmonise with a ductile, dense and sometimes
translucent material. So many reflections make it shine, polished
material that has filled and almost overflows; at times it is the
black, intense and vibrant, that becomes bright owing to the clever
use of wax. The figures are bathed in light but also enclosed in
shade; and shade, which is both lack of light and proof of its
presence, provides help for the symbolic or realistic understanding
of spaces and objects represented, and therefore symbolically becomes
expectation and desire of light, also on a spiritual level. The true
knowledge of human affairs and the world is intimately understood and
concentrated within the essential shade of solids, and is enclosed
and denied within their borders.
The subject, immersed in a complex swirl of texture, is no longer the core of this latest production by Stefania Orrù but, having this material thickened into two big clots, one light, one dark, is now the key to understanding in these two opposites. Key for reading but also the protagonist, along with light and darkness, of a game of interlocking or of overwhelming depth and enchantment, capable of creating an extraordinary sense of Beauty and contemplative wonder. Material and light, apparently in contrast, indeed substantiate each other: material and light, but most of all material and spirit. And time appears to be suspended: a synchronic and eternal time that involves the onlooker in a seduction that is not the mere seduction of the eye, but a deep and meditated involvement requiring a committed participation, to be discovered slowly. This effect, desired and created by the artist, recalls distant suggestions of half-light and nuances, a chromatic and plastic atmosphere that refers to the history of art, from Leonardo to Rubens, revised and updated in personal emotional contexts. The driving force of this journey, that exerts a strong centripetal attraction on us, is a rarefied atmosphere, an almost unreal solitude, which is the same that we carry within us. We face ourselves, the same as always and ever-changing, in front of a mirror which is also a bridge, a crossing point that serves as connection between the manifest and the hidden. Stefania Orrù’s paintings are not self-portraits/soliloquies that play on outward appearances, but images that bring their own essence into being. Eidos, indeed, as a means to reach the Truth, to look for herself (and ourselves), to gain awareness and know all that is happening inside and around us. It is an introspective journey that invites us to look beyond the appearance of things thanks to the readability of the figuration and symbolism.
Following Husserl's distinction between Leib (understood as a primarily lived body, or «the body I am») and Körper (understood as body-object-container, mediated by self-reflection, or «the body I have»), the essence becomes tangible through figures that are not shadows, nor memories of life, but vital presences, presented as the protagonists of the paintings, figures evoked and present placed against undefined backgrounds, dispersing vacuums. We thus realise that what is manifested is not only the combination between light and shade, and figures and space, but also between expansion and concentration (of time, of material), past and present, distance and proximity, absence and presence, and that our eyes are but a container that can both hold and delete everything. Stefania Orrù’s painting recovers the sense of a reality that is not limited to a mere representation, but becomes the opportunity for a moment of thought to go further: before art, the elsewhere can always be found here.
Alessandra
Frosini
http://www.teknemedia.net/magazine_detail.html?mId=9880




Commenti
Posta un commento