TINDAR. Radici, ombre e tracce: fra natura e verità
![]() |
| TINDAR, Teatri delle ombre, 2015 |
Inaugura
il 20 Aprile 2016 la personale milanese di TINDAR (1986), che indaga
la scoperta dell'essere e l'importanza del rapporto fra natura e
verità. Fino al 20 Maggio presso la ProjectB Gallery di Milano.
Alethéia
in greco significa disvelamento, rivelazione, verità: ciò che si
scopre nel giudizio. Perché la verità
è qualcosa che si mette in luce rendendo visibile ciò che è
nascosto, manifestando il non essere. Così l'opera
d'arte si mette in gioco per esprimere la
sua insita vocazione ad appagare l'ansia della comprensione completa
della realtà, a mostrarci le possibili verità sottese.
Questo
principio si declina attraverso le opere presentate in mostra alla
ProjectB Gallery di Milano, opere che appartengono a tre diversi
cicli dell'artista
milanese Tindar.
Radici
sono disegni a carboncino di radici di alberi che si stratificano
sulle pagine di antichi libri, testi che rappresentano le nostre
radici, dall'Orlando
Furioso all'Inferno, fino ai testi sacri delle tre grandi religioni
monoteiste.
Qui
l'aletheia
è messa in luce come verità ontologica e strettamente legata alla
memoria, come mezzo fondamentale per capire e conoscere. Sono
opere in cui sembra di sentir riecheggiare un brano tratto da Il
canto degli alberi
di Herman Hesse: "[...] tra le loro fronde stormisce il mondo,
le loro radici affondano nell'infinito; tuttavia non si perdono in
esso, ma perseguono con tutta la loro forza vitale un unico scopo:
realizzare la legge che è insita in loro, portare alla perfezione la
propria forma, rappresentare se stessi."
![]() |
| TINDAR, Piccola radice quadrata su Odissea (1750 ca.), 2016 |
Nella
serie Ombre
Tindar estrae le cose dal tempo e le blocca in un istante eterno che
ne mette in luce un'essenza mutevole e cangiante: una foglia non è
solo una foglia, ma anche tutte le possibili realtà generate dalla
sua ombra, che un punto di vista inconsueto è capace di cogliere.
Dalle
radici, alle ombre, per arrivare alle impronte digitali: dalle
migliaia di impronte digitali raccolte dai rifugiati a Calais è nato
The
trace project,
in cui la traccia identitaria dell'essere umano viene utilizzata in
assemblaggi che rievocano i flussi che attraversano l’Europa e i
Balcani. Sono impronte prese non per schedare, ma per sottolineare
un'identità condivisa, la radice comune di tutte le civiltà,
matrice unica che come un'impronta digitale ci caratterizza e
diversifica, ma ci unisce.
![]() |
| TINDAR, Trittico delle impronte digitali, 2016 (bozzetto) |
Tindar
conduce una ricerca che mette in evidenza
la responsabilità del punto di vista sulle cose, capace di svelare
possibili realtà, mostrandoci che l'aletheia,
la verità, è illuminazione e nascondimento al tempo stesso.
Alessandra
Frosini
(articolo pubblicato su Espoarte: http://www.espoarte.net/arte/tindar-radici-ombre-e-tracce-fra-natura-e-verita/)





Commenti
Posta un commento