FRA DISPERAZIONE E BELLEZZA: JAN FABRE A Firenze

Jan Fabre, Searching for Utopia, 2003. foto di Emiliano Cribari @ Angelos Bvba
Un trittico di luoghi eccezionali (Piazza della Signoria, Palazzo Vecchio e Forte Belvedere) fanno da sfondo all'antologica dell'artista, coreografo, scenografo e regista teatrale fiammingo Jan Fabre (Anversa, 1958). La grande mostra fiorentina, che vede esposte circa un centinaio di opere, fra sculture, installazioni e video delle performance realizzate tra il 1978 e il 2016, è un'immersione in un'arte concepita come “poetica resistenza in nome della bellezza”, che celebra l'immaginazione e in cui l'artista assume il ruolo di spiritual guard. E' un mondo artistico regolato da leggi e regole proprie quello di Fabre, caratterizzato da simboli e motivi ricorrenti, legati al concetto della metamorfosi e della trasmutazione continua fra elementi umani e animali che sfidano il naturale ciclo della vita e della morte. Divengono così perfetta sintesi di questo continuo divenire, che unisce corpo sensoriale e spirituale, le elitre cangianti degli scarabei, che si ritrovano come elemento costitutivo di molte sculture e installazioni presenti all'interno del percorso museale di Palazzo Vecchio. L'impressione è quella di un dialogo fra contemporaneo e antico perfettamente riuscito, in cui la sacralizzazione del corpo in tutte le sue declinazioni, della sua fragilità e capacità di difesa viene messo in stretta relazione con la storia degli spazi che ospitano le opere.

Forte Belvedere è, insieme a Piazza della Signoria, il luogo deputato, fra i bastioni e la palazzina, ad accogliere le opere in bronzo e in cera, oltre a una serie di video di alcune storiche performance dell’artista. La ricerca conflittuale dell'essere umano fra difesa e fragilità, fra dimensione antropologica e metafisica trova in queste opere il suo acme, secondo un linguaggio che definiremo, prendendo a prestito le parole del Vasari “anticamente moderno e modernamente antico”.
Jan Fabre, Globo, 1997. Foto di Emiliano Cribari @ Angelos Bvba

Firenze si sa, è un po' restia ad accogliere l'arte contemporanea nei suoi luoghi storici, e se la colossale tartaruga (Searching for Utopia, 2003) in piazza della Signoria è già diventata un richiamo per i turisti, che la fotografano sullo sfondo di Palazzo Vecchio, le polemiche non sono mancate. Una petizione online ha richiesto al sindaco Nardella la rimozione delle statue dell'artista, contrastato dagli ambientalisti per il largo utilizzo di animali nelle sue opere e performance, cui Fabre ha risposto con una lunga performace notturna in Piazza della Signoria. Nonostante tutto la città sta sempre più mostrando quanto abbia voglia di mostrare il suo volto di laboratorio della contemporaneità, seguendo il motto della flotta di Cosimo I de' Medici (che venne associato al simbolo della tartaruga con vela): festìna lente.

Alessandra Frosini

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