AUTARK. L'autarchia della materia: Aron Demetz e Robert Pan

AUTARK. Courtesy Galleria Doris Ghetta. Ph.Günther Wett
Nel confronto cosciente col mondo che si attua nel processo artistico, l'autarchia può concretizzarsi nel bisogno di astrazione dal rumore invasivo e dalle forme d'inquinamento visivo, utilizzando la sperimentazione incessante come mezzo per liberarsi dalle convenzioni.

La mostra AUTARK si propone come percorso che punta l'attenzione sul dialogo esistente fra materia e artista, nel dipanarsi delle scelte che coinvolgono l'autonomia espressiva dell'una e dell'altro, autori allo stesso tempo di un risultato finale che mostra il legame esistente fra idea e sviluppo nel processo creativo. Ascoltare la voce della materia può determinare, nell'adeguamento o nell'interrogazione dell'artista, risultati imprevedibili, paradossali e non completamente conoscibili all'interno di una “struttura aperta”, come sottolinea il curatore Alessandro Romanini, ”in cui la materia, con la sua resistenza e imprevedibilità organica deraglia dall’ortodossia tecnica definendo inedite dinamiche con l’artista, in un dialogo costante, elaborando in forma congiunta l’esito finale”. Il tipo di riflessione che ne deriva ci suggerisce l'idea della creazione artistica come sistema dinamico complesso, in cui è l'interazione dei singoli elementi che compongono il sistema a determinarne il comportamento globale, secondo un'evoluzione che segue la dinamica della biforcazione. 
 
AUTARK. Courtesy Galleria Doris Ghetta. Ph.Günther Wett
La vitalità intrinseca delle opere in mostra, che condensano il senso profondo e concettuale delle tecniche che utilizzano ed esplorano, disvela un percorso che si manifesta per stratificazioni, per pieghe del pensiero. In questa visione olistica l'intima fluidità si cristallizza, secondo un linguaggio primario, in immagini che appaiono come palinsesti di un continuo divenire. In Demetz inconsuete presenze organiche, che non sono altro che una declinazione delle figure a cui ci ha abituato, contengono in sé la lotta incessante nell'equilibrio fra tecnologico e naturale, esplorando tutte le possibilità del legno, della resina e del bronzo attraverso tecniche diverse e ibridazioni. Nelle opere pittoriche di Pan resine, rame e ferro sono soggetti a ossidazioni e corrosioni per determinare risultati che sottolineano il vitalismo della materia, condotto dall'artista fino ad esiti concettuali.

La collocazione delle opere nelle sale rimarca un dialogo incessante e comune, confermando l'idea di opere intese come “verifiche”, che partono dall'autarchia dell'artista chiuso in una dimensione quasi autistica, ma capace comunque di mettersi costantemente in discussione. E se il gusto della verifica fosse proprio questo?



Alessandra Frosini

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