L'Iran contemporaneo di JALAL SEPEHR
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| J.Sepehr, Untitled from Red Zone series, 2015, C-print, cm70x100 |
(L'articolo riprodotto qui di seguito è stato pubblicato su Juliet Art Magazine: http://julietartmagazine.com/it/liran-contemporaneo-di-jalal-sepehr/)
La tormentata storia dell'Iran degli ultimi decenni, la complessità di una memoria millenaria e le contraddizioni del presente di un paese alla ricerca di un equilibrio fra desiderio di modernità e difesa delle tradizioni: questo il tema indagato nelle fotografie di Jalal Sepehr (Teheran, 1968), uno degli autori di maggior talento della scena contemporanea iraniana, alla sua prima personale italiana nello spazio milanese di Officine dell'Immagine. La mostra, curata da Silvia Ciralli, raccoglie una selezione di opere mai esposte in Italia, sintesi degli ultimi dieci anni di lavoro del fotografo iraniano e appartenenti a cinque diversi cicli: Water and Persian Rugs (2004), Girl and the Mirror (2010), Knot (2011), Red zone (2013-2015), Color As Grey (2014-2016).
La tormentata storia dell'Iran degli ultimi decenni, la complessità di una memoria millenaria e le contraddizioni del presente di un paese alla ricerca di un equilibrio fra desiderio di modernità e difesa delle tradizioni: questo il tema indagato nelle fotografie di Jalal Sepehr (Teheran, 1968), uno degli autori di maggior talento della scena contemporanea iraniana, alla sua prima personale italiana nello spazio milanese di Officine dell'Immagine. La mostra, curata da Silvia Ciralli, raccoglie una selezione di opere mai esposte in Italia, sintesi degli ultimi dieci anni di lavoro del fotografo iraniano e appartenenti a cinque diversi cicli: Water and Persian Rugs (2004), Girl and the Mirror (2010), Knot (2011), Red zone (2013-2015), Color As Grey (2014-2016).
Sepehr
dà vita ad immagini sintetiche, pulite e rigorose, che si
concentrano su pochi elementi, su spazi aperti, ambienti naturali
desertici, orizzonti marini o villaggi rurali in cui può
materializzarsi l'essenza delle cose, lontano dall'euforia
tecnicistica e formale. L'elemento umano è appartentemente in
secondo piano, minoritario, ma sempre presente, come dato fondante e
significante della coscienza storica del luogo, anche attraverso
oggetti metaforici “messi in scena”. Se nella fotografia
appartenente alla serie Color
As Grey
(2014-2016) alle scarpe ammucchiate sulla spiaggia (tante quante
quelle delle vittime di 55 giorni di guerra a Gaza nel 2014) è
affidato il compito di richiamare la drammaticità della guerra,
nelle altre fotografie l'elemento intorno a cui viene costruito il
complesso sistema allegorico dell'immagine è il tappeto.
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| J.Sepehr, Untitled from Red Zone series, 2015 C-Print, cm 70×100 |
Il
tappeto rappresenta la memoria e la storia e diviene perciò elemento
depositario del tempo, legato alla tradizione, alla quotidianità
della preghiera e alla convivialità ed elemento simbolico
identitario per eccellenza del popolo persiano. Nel ruolo che gli
viene attribuito come depositario di quella memoria -che è storia di
un popolo- necessaria per il raccordo fra passato e futuro, e quindi
per la propria evoluzione, il tappeto diviene ricordo-immagine che
materializza il passato e al tempo stesso la percezione filtrata che
ne abbiamo, quella selezione dei dati fatta in vista delle esigenze
dell'azione. In bilico all'interno di questo rapporto dualistico, ben
simboleggiato anche dai fili che in esso s'intrecciano, trame e
orditi, connessioni che ricordano la modalità con cui si stratifica
la memoria dell'uomo, esso mette in scena i disegni sempre nuovi del
destino che si concretizza nel presente.
Tappeti
come libri, tappeti come erba che ricoprono la terra, tappeti che
segnano il confine col mare e quasi si gettano in acqua, tappeti che
uniscono mani, tappeti minacciati da tempeste di sabbia, aperti da
voragini, schiacciati da macigni materializzati come orrori
inaspettati; tappeti come piste di atterraggio o di decollo di aerei
che raccontano del desiderio di allontanamento ma anche di ritorno
costante alla tradizione per affrontare il presente. Così nella
serie Red
zone
(2013-2015), di cui fa parte la maggior parte delle opere presenti in
mostra, si mette in scena la vita in costante allarme di un popolo
che conosce la drammaticità di ferite ormai impossibili da
cicatrizzare.
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| J.Sepehr, Untitled from Color As Gray series, 2016, C-Print, cm80x120 |
Lo
spirito che domina, fatto di contraddizioni e giustapposizioni e di
contrasti suggestivi, mette allo specchio la dimensione individuale e
quella universale dell'uomo, attraverso l'apparizione irripetibile di
una distanza, di uno scarto capace di suscitare un'attesa, rivelando
una verità metaforica. La ricerca estetica diviene perciò servile
alla messa in luce del lato onirico delle cose, in costruzioni di
estrema pulizia in cui tutto, come nei sogni, essendo estrapolato dal
proprio contesto originario, è più capace di generare libere
associazioni e creare un'intensa sequenza d'illuminazioni.
Quella
di Sepehr è una fotografia che ha la capacità di creare suggestioni
inaspettate, che giustappongono oggetti e narrazioni creando una
storia simbolica capace di traghettare il pensiero “lontano quanto
l'occhio può vedere”, e forse
ancora più lontano.
Alessandra
Frosini
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| J.Sepehr, Untitled from Knot series, 2011, C-Print, cm70x100 |
As
far as the eye can see
– Jalal Sepehr
A
cura di Silvia Cirelli
Dal
26 Maggio al 9 luglio 2016
Officine
dell'Immagine Milano






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