“Analogia delle diversità”: i Bueno, gemelli immaginari tra avanguardia e figurazione

 Al museo di Villa Bardini a Firenze una doppia personale illustra i percorsi, i rapporti e le poetiche dei fratelli Antonio e Xavier Bueno
Antonio e Xavier Bueno, Doppio autoritratto, 1944, olio su tela, cm 74+ù100 Ivrea, Museo Civico Pier Alessandro Garda
Un doppio autoritratto è un episodio davvero inconsueto nella storia di un genere, quello dell'autoritratto, che per secoli, a partire dal Medioevo, si è sviluppato assumendo connotazioni diverse. Ben lontano dal gesto narcisistico, il Doppio autoritratto (1944) di Antonio e Xavier Bueno è una sorta di manifesto che mostra dettagli capaci di simboleggiare le radici e prefigurare gli sviluppi del percorso artistico dei due fratelli: da un lato la compostezza ed eleganza di Antonio, il legame coi pittori rinascimentali e come oggetto-simbolo l'immancabile pipa di gesso; dall'altro la spavalderia di Xavier, la connessione con la cultura parigina, il riferimento alla pittura seicentesca e le pere, protagoniste di molte sue nature morte.

Opera dal risultato finale incredibilmente omogeneo, frutto di un simbiotico intervento pittorico, non casualmente è stata scelta come simbolo della mostra, ospitata fino al 18 settembre nel museo di Villa Bardini a Firenze, dal titolo Doppio ritratto. Antonio e Xavier Bueno. Contrappunti alla realtà tra avanguardia e figurazione, curata da Stefano Sbarbaro e promossa dalla Fondazione Bardini Peyron e dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, in collaborazione con l’Associazione Culturale Bueno.
Xavier Bueno, Il Manichino, 1948, olio su tavola telata, cm 63x95, Firenze, collezione eredi Antonio Bueno
L'esposizione stessa dichiara quindi già nel suo “manifesto” la propria natura: non si tratta in realtà di una doppia personale, ma di una mostra a due voci che rende più chiaro ciò che fino ad oggi era stato frutto di una visione parziale, con l'intento di approfondire l'intreccio delle vicende umane e professionali già emerso nella mostra del 2008 alla Galleria comunale di Arte contemporanea di Arezzo. Grazie alle ricerche condotte dal curatore e da Isabella Bueno, figlia di Antonio e presidente dell'associazione culturale Bueno, sono stati presentati al pubblico oltre 130 opere, in parte inedite, ed altre restaurate per l'occasione, prestate da musei, fondazioni e collezionisti privati.

Doppio ritratto ripercorre le fasi salienti del percorso artistico dei due fratelli Bueno, ponendo l'attenzione sulle tematiche comuni e su quelle differenti, sugli incroci e sui binari paralleli di due vite artistiche condotte con libera autenticità ed estremo rigore professionale. Il percorso, suddiviso in 12 sezioni, parte dall'arrivo a Firenze, durante gli anni della guerra, dopo il precoce e fortunato esordio artistico di Xavier a Parigi, e mostra le radici della formazione e le passioni diverse dei due, che si ritrovano nelle differenze stilistiche: primitivi tedeschi e fiamminghi, oltre a Ingres, Ghirlandaio e Piero della Francesca per Antonio; Zurbarán, Velásquez, Murillo e Goya per Xavier. Vengono così presentati i diversi esiti di tali riferimenti culturali, che non impediscono una collaborazione stretta, una vicinanza d'intenti e di vita. E' un calibrato incedere, che mostra una pittura luminosa e appagata, delineando il profilo di Antonio come pittore dei “minima” di verità e di natura come lo erano i fiamminghi, e mette in risalto la vigoria impassibile di Xavier, che s'intuisce nella linea di contorno sempre marcata. Caratteristiche che accompagneranno i due fratelli anche attraverso l'esperienza brevissima e contrastata del gruppo dei “Pittori Moderni della Realtà”, insieme ad Annigoni e Sciltian, che decreterà anche la fine, nel 1949, del sodalizio artistico fra i due.
Antonio Bueno, Nudo con fiori, 1947, olio su tavola telata, cm 60x93, Firenze, collezione eredi Antonio Bueno
Il percorso parallelo, procede nella mostra, nonostante la “frattura” in vita, viene scisso solo nelle ultime sezioni, in cui vengono mostrati, in sale dedicate, momenti rilevanti dei due percorsi personali. Il tipo di presentazione ha il pregio di mettere in luce le assonanze e consonanze, suggerendo confronti diretti anche con opere di altri autori, come Giorgio De Chirico, artista da cui furono influenzati, che conobbe e apprezzò il loro lavoro, tanto da indicare i fratelli Bueno tra i migliori pittori da lui conosciuti, insieme a nomi come Derain, Picasso, Annigoni e Sciltian. L'eredità di De Chirico fu raccolta con maggiore convinzione da Antonio, che dette inizio ad una produzione “neometafisica” che dal 1950 fino al decennio successivo lo rese famoso a livello internazionale, soprattutto per il ciclo delle pipe in gesso. La separazione degli anni '50 marcherà quelle differenze già in nuce dagli esordi, determinando l'apertura alle avanguardie di Antonio e il successivo ritorno di “neoretroguardia”, fino ai marinaretti, dame, toreri e d'après che lo hanno reso noto al grande pubblico. La sperimentazione continua e la collaborazione con molti artisti (partecipò alla prima mostra di pittura monocromatica alla galleria Il Fiore di Firenze, insieme a Piero Manzoni e Paolo Scheggi) lo porteranno anche a fondare il gruppo di Nuova Figurazione e ad aderire entusiasticamente al Gruppo 70, sempre con immancabile e sapida ironia. Il 1984, anno della sua scomparsa, segna l'apice della sua carriera, con la partecipazione alla Biennale di Venezia con una serie di d'après da Ingres, Caravaggio, De Chirico, Bronzino, Klee, Leonardo e tanti altri che in mostra vengono presentati con un solo raffronto diretto con “l'originale” (Mobili nella valle di De Chirico) ma che sarebbe stato stimolante poter scoprire nella totalità dei confronti.
Il percorso nelle sale dedicate a Xavier procede invece per tematiche, per sottolineare la ricerca estetica coerente col proprio orizzonte ideologico e la sperimentazione materica portata avanti negli anni. Il viaggio in Brasile del 1954 per la realizzazione di un ciclo di affreschi (che poi non verrà mai realizzato), lo avvicinano alla condizione dei più deboli e indifesi, incidendo profondamente sulla sua poetica. La denuncia sociale diviene problematica centrale del suo lavoro, affiancandosi a temi quali la famiglia, la maternità, l'infanzia e le nature morte, che lo accompagneranno sempre, fino alla collaborazione negli anni Settanta con la moglie Eva Forster, anch'essa artista, e l'introduzione di elementi materici inglobati nelle opere con un progressivo abbandono dei colori e di quegli sguardi malinconici che avevano caratterizzato e segnato la sua produzione dopo il soggiorno sudamericano. Presenza ieratiche e isolate, assorte nella loro dimensione, le figure degli ultimi anni vivono in una materia densa e testimoniano la produzione che avrà maggior successo dell'artista, che morirà nel 1979.

Corredata da un importante volume, che reca i contributi, fra gli altri, del curatore Stefano Sbarbaro, di Susanna Ragionieri e dello psichiatra Giorgio Bedoni, la mostra Doppio Ritratto è un'indagine esaustiva sull'opera dei fratelli Bueno e sulle connessioni, i richiami e le influenze con le correnti artistiche coeve, condotta con grande precisione e capace di illuminare il percorso di due artisti diversi seppur vicini, attraverso proposte comparative stimolanti, capaci di farci dimenticare “il logorio delle avanguardie contemporanee”.



Alessandra Frosini





(recensione uscita su nr 87 di "Contemporart", luglio-settembre 2016)

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