RINASCIMENTO CINESE A PALAZZO STROZZI. Intervista ad Arturo Galansino
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| Ai Weiwei, Reframe (nuova cornice), 2016, pvc, policarbonato e gomma, cm 650x325x75 ciascuno. Courtesy of Ai Weiwei studio |
In
attesa dell'opening della mostra Ai
Weiwei. LIBERO, la prima
personale italiana dell'artista designer e attivista cinese, abbiamo
fatto alcune domande ad Arturo Galansino, direttore generale della
Fondazione Palazzo Strozzi, nonché curatore della mostra.
Dopo
la mostra dedicata a Liu Xiadong dal titolo Migrazioni,
Palazzo Strozzi tra poco (il 23 Settembre) aprirà le porte alla
grande mostra dedicata ad Ai Weiwei, che conferma l'attenzione sugli
artisti cinesi contemporanei e sulle tematiche sociali. Perché ha
pensato d'invitare un artista come Ai Weiwei ad esporre a Palazzo
Strozzi e com'è nata l'idea della mostra?
I
programmi di un'istituzione dovrebbero sempre seguire una linea.
Abbiamo voluto improntare il 2016 con una programmazione interamente
moderna e contemporanea, dando un particolare rilievo all'arte cinese
- da tempo in primo piano sulla scena internazionale - e a temi
attuali e urgenti come quello delle migrazioni, che caratterizzava
interamente la mostra di Liu Xiaodong e in parte quella di Ai Weiwei.
Da quasi due anni stiamo lavorando a questa mostra, che credo sarà
un momento importante per Strozzi e per Firenze. La scelta non
riflette solo l'ambizione di ospitare a Strozzi la prima mostra
italiana di quello che è stato definito "il più importante
artista dei nostri tempi", ma anche la volontà di mostrare un
artista capace di parlare di temi importanti ad un pubblico più
vasto possibile.
Per
la prima volta la personale di
Ai Weiwei occuperà
in modo unitario l'intero spazio espositivo di Palazzo Strozzi, senza
distinzione fra piano nobile e Strozzina, solitamente utilizzate in
modo distinto per mostre di artisti o movimenti storicizzati e per
l'arte contemporanea: un'eccezione per questa mostra o una svolta che
caratterizzerà anche le prossime esposizioni?
I
nostri visitatori godranno di un'esperienza inedita, riscoprendo il
nostro palazzo nel suo intero. Inoltre in occasione della mostra
abbiamo rimosso interamente le strutture allestitive che ricoprivano
il palazzo in tutte le mostre precedenti e, per la prima volta dopo
molti anni, si rivedranno, reinterpretati da Ai Weiwei, le forme e le
strutture originarie. Questo tipo di utilizzo dello spazio sarà
ripetuto anche per altre mostre: in particolare per la prossima
grande mostra su Bill Viola - che ha appena conquistato la prima
pagina dell'"Art Newspaper" - e che già si preannuncia
straordinaria.
La
mostra Ai
Weiwei. LIBERO
porterà l'attenzione sul tema dell'immigrazione e sulla crisi
umanitaria dei profughi anche attraverso l'installazione Reframe,
formata da ventidue grandi gommoni che saranno appesi sulle cornici
delle finestre di due delle facciate di Palazzo Strozzi. Qual'è,
secondo lei, la funzione pubblica e politica dell'arte? Quale apporto
può dare l'arte alle problematiche della nostra epoca?
L'arte
"impegnata" di Ai Weiwei nasce e vive proprio sull'analisi
del nostro presente; per questo è stato invitato a Strozzi.
L'installazione in facciata, in una stratificazione complessa di
livelli di lettura che si sovrappongono all'architettura
rinascimentale, è un gesto molto forte, quasi provocatorio, che
intende sensibilizzare e far riflettere sul tema delle migrazioni.
Nulla più dell'arte può servire ad educare ed informare su temi
sociali e sull'attualità, fornendo un punto di vista non
standardizzato come l'informazione tradizionale.
Alessandra Frosini
articolo pubblicato su Espoarte: http://www.espoarte.net/arte/rinascimento-cinese-a-palazzo-strozzi-intervista-ad-arturo-galansino/



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