TUTTO è ARTE, TUTTO è POLITICA. AI WEIWEI A FIRENZE

 
In mostra a Palazzo Strozzi 30 anni di carriera dell'artista, designer e attivista cinese
Ai Weiwei, Study of Perspective, 1995-2011. Fotografie a colori e fotografie in bianco e nero. Courtesy l’artista e Neugerriemschneider, Berlin.
Gommoni appesi, biciclette accatastate, ritratti di personaggi storici fatti con mattoncini LEGO, carte da parati con loghi che parlano del nostro tempo, antichi vasi e mobili cinesi, cucine solari, bollitori, zaini scolastici, oggetti che parlano di tragedie, censura e abusi di diritti umani realizzati in porcellana o marmo, fili d'erba in ghisa, figure della tradizione mitologica cinese; e poi l'utilizzo ossessivo della fotografia, del web, del blog e dei selfie. L'arte di Ai Weiwei (Pechino, 1957) è un incessante enunciato che passa attraverso la reinterpretazione o l'uso di oggetti preesistenti – eredi del ready made duchampiano- che come frammenti della realtà hanno una carica semantica pungente, capace di comunicare in modo dirompente, facendoci riflettere sul mondo contemporaneo senza mezzi termini.

La libertà, a cui fa riferimento il titolo della grande retrospettiva di Palazzo Strozzi, può essere quindi intesa non solo come libertà di circolazione e di espressione di un artista divenuto simbolo della lotta in favore di tali diritti, ma anche come libertà di epressione creativa affrancata dai concetti – a volte e per certi versi, stretti- di arte e bellezza. In questo senso Ai Weiwei può essere definito un attivista che fa politica attraverso l'arte, realizzando opere caratterizzate da una grande potenza espressiva e formale. Tra l'idea dell'arte e gli orizzonti della politica, tra la pratica artistica e quella politica ci sono del resto molte affinità, fra cui l'esser dominate entrambe dal concetto di relatività. Nella libertà è compreso così anche il rapporto tra modernità e tradizione, nel legame dell'artista col passato del proprio paese e col passato in generale, con la storia e con l'eredità che ha generato nel presente. La sua assimilazione e rielaborazione è per Ai Weiwei un fatto fisico e passionale, capace di convincerci -come sosteneva Kandinskij – che “l'arte supera i limiti in cui la sua epoca vorrebbe costringerla e annuncia i contenuti del futuro”.

Libertà è inoltre -e finalmente- poter vedere Palazzo Strozzi non più rivestito da allestimenti incombenti, ma mostrato nella sua nuda semplicità, in quella chiarezza rinascimentale, fatta di proporzioni precise e caratteri particolari, che lo rendono unico.



Alessandra Frosini

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