Dryphoto nella rete di .CON | Contemporaneo condiviso
Dopo
la recente riapertura del nuovo Centro
per le arti contemporanee Luigi Pecci,
a Prato ha preso il via la programmazione coordinata di una rete di
11 realtà no-profit dedicate alla cultura contemporanea, per
promuovere iniziative culturali con eventi di arte, fotografia,
musica e performance. Per capire chi sono, cosa fanno e dove
andranno, abbiamo posto alcune domande ai referenti di due degli
spazi coinvolti, Artforms e Dryphoto. Oggi incontriamo Vittoria Ciolini di Dryphoto.
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| Piazza dell’Immaginario. Courtesy Dryphoto |
Come e quando è nato Dryphoto? Come si sviluppa la vostra attività?
Dryphoto arte
contemporanea inizia la sua attività nel 1977 presso il Centro di
Documentazione Visiva di Prato, con l’organizzazione di conferenze,
spettacoli e cineforum . Nel 1981 fu inaugurata la nuova sede, nel
centro storico di Prato, con una mostra intitolata Iconografie,
Topografie sull’opera di
Luigi Ghirri, con fotografie che l’artista aveva presentato solo
alla Light Gallery di New York ed esposte in Italia per la prima
volta. La
scelta di Luigi Ghirri, allora ancora poco apprezzato e oggi
caposcuola riconosciuto della nuova fotografia italiana di paesaggio,
è emblematica per comprendere la linea concettuale alla base del
nascente spazio. Volevamo riflettere sul significato linguistico del
medium fotografico e sui meccanismi della visione e della
rappresentazione della realtà. Dryphoto intendeva così operare uno
spostamento di sguardo e di poetica alla luce anche delle forti
istanze di cambiamento sociale e di ricerca d’identità sentiti in
quegli anni.
L’attività
espositiva dello spazio è caratterizzata da un’attenzione costante
ai giovani, senza però dimenticare artisti già affermati. Dalla
necessità di uscire dai vari cerimoniali espositivi, dal rifiuto di
vivere solo in spazi ed ambiti privilegiati ed istituzionali siamo
arrivati alla creazione di progetti che, attraverso il coinvolgimento
di diverse figure professionali, tengono conto della realtà
economica e socio-politica del territorio nel quale ci troviamo ad
operare influenzata dai grandi cambiamenti avvenuti a livello
globale.
La vostra attività è caratterizzata da sempre da un legame privilegiato col territorio, senza scadere mai nel provincialismo. Come si è strutturato il rapporto con la città di Prato in questi anni e che ruolo avete avuto nella creazione del network .con
| CONTEMPORANEO CONDIVISO?
La
nostra attenzione al territorio è data proprio dalla frequentazione
di quel nutrito gruppodi fotografi, scrittori, filosofi,
intellettuali che ruotava intorno a Luigi Ghirri. Attenzione
ben descritta
in Narratori
delle Pianure
di Gianni Celati e che per Dryphoto si è esplicitata, in
particolare, in due progetti: Spread
in Prato,
2002/2006 a cura di Pier Luigi Tazzi e Piazza
dell'Immaginario,
2014/2016 a cura di Alba Braza. Spread
in Prato,
si è articolato in una serie di installazioni di opere fotografiche
in aziende tessili ed esercizi commerciali della città, una
riflessione sul rapporto arte-economia,
che
ha attraversato l'intera città di Prato e la storia della sua
industria tessile.
Piazza
dell'Immaginario
nasce
invece dal desiderio di migliorare il quartiere dove il nostro spazio
a sede e dove ci siamo trasferiti dal 2011. Un miglioramento che
richiede una riflessione urgente su uno spazio dove sono condensati,
in una piccola superficie, un’ampia diversità di culture, realtà,
ambienti socioeconomici, interessi e necessità.
Lo
strumento che Piazza
dell’Immaginario
ha usato e usa è di nuovo l’arte.
.con
| CONTEMPORANEO CONDIVISO nasce
invece da un input dell'assessore alla cultura del comune di Prato,
che in occasione della riapertura del Centro Pecci ha chiesto agli
spazi indipendenti della città di formare un calendario comune degli
eventi che copra tutto l'arco di tempo della mostra del museo. Gli
spazi invitati hannoa derito all'iniziativa cercando di creare un
vero e proprio network di spazi no profit in città.
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| Martina Della Valle, Wabi Sabi. Courtesy Martina della Valle e Dryphoto |
Il 30 Settembre scorso avete dato il via agli eventi di
.con
con la mostra Martina
Della Valle. Wabi
Sabi, che conferma lo spazio dato negli anni ad artisti giovani. Com'è nato il progetto?
La mostra di Martina della Valle nasce all'interno di inner
code, un
progetto, nato in questo anno, che riporta l'attenzione sulla
fotografia e che intende dare vita a uno spazio di discussione
sull'immagine contemporanea attraverso conversazioni, workshop e
mostre. La cura è affidata a due giovani: Chiara Ruberti e Luca
Carradori.
L'attenzione verso la fotografia contemporanea ha subìto un crescendo negli ultimi anni, guadagnando l'attenzione anche di numerosi spazi istituzionali. Avete in programma progetti anche con il nuovo Centro Pecci?
Non ci sono programmi specifici con il Centro Pecci. IL Centro Pecci
ha sempre avuto un rapporto difficile con la città. inoltre gli anni
di chiusura, l'eliminazione del CID e altro hanno contribuito a farlo
sentire più come un peso che come una risorsa. Dipende quindi dai
prossimi sviluppi.
Il
prossimo appuntamento, all'interno di un calendario fittisso di
attività, è il 5 novembre alle 18 per
Piazza
dell'Immaginario
a
cura di Alba
Braza,
fra via
Pistoiese, via Fabio Filzi, piazza 5 Marzo 2015 e via Umberto
Giordano a Prato con opere di Andrea
Abati,
Flavia
Bucci,
Francesca Catastini,
Lori
Lako,
Linda
Motta.
Non
mancheremo.
Articolo pubblicato su Espoarte: http://www.espoarte.net/arte/dryphoto-nella-rete-di-con-contemporaneo-condiviso/





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