Lucca, Photolux. Il teatro della vita secondo Vivian Maier
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Courtesy
© Vivian Maier - Collezione Association Vivian Maier et le
Champsaur, Fondo John Maloof
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Non
accade spesso di visitare la mostra di un'artista scoperta due anni
dopo la morte e che per 50 anni ha realizzato una produzione
destinata solo a se stessa, non destinata dunque ad essere mostrata
(non stamperà nulla in vita) e di cui il mondo si accorgerà, quasi
per caso, nel 2009. La fotografa -perché si fotografia si tratta-
in questione è Vivian Maier, bambinaia di Chicago, nata a New York,
nel Bronx, da padre austriaco e madre francese, originaria delle Alte
Valli. Passerà un'infanzia difficile, fatta di spostamenti e
cambiamenti fin dalla più tenera età, che si trasformerà in una
vita adulta semplice e rigorosa, come bambinaia presso due famiglie
di Chicago, con alcuni soggiorni in Francia, a Champsaur, dove
affondano le sue radici familiari.
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Courtesy
© Vivian Maier - Collezione Association Vivian Maier et le
Champsaur,
Fondo John Maloof
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Courtesy
© Vivian Maier - Collezione Association Vivian Maier et le
Champsaur,
Fondo John Maloof
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Un
parallelo con la poetessa Emily Dickinson viene quasi naturale:
entrambe figure
schive e dalla vita ritirata che produranno opere senza la velleità
di mostrarle agli altri, per la sola necessità di dare sfogo al
proprio fuoco artistico interiore, fuoco che porterà Vivian a
produrre più di 100 mila negativi, la maggior parte scattati fra
Chicago e New York. La
mostra lucchese, organizzata all'interno del festival internazionale
di fotografia Photolux
e prima personale in Italia della fotografa di Chicago, propone un
focus sul periodo francese, con ritratti realizzati negli anni
Cinquanta e Sessanta.
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Courtesy
© Vivian Maier - Collezione Association Vivian Maier et le
Champsaur,
Fondo John Maloof
Di
Vivian Maier, infatti, non colpisce solo la storia, perché vedendo i
suoi scatti ci troviamo davanti alla fascinazione del teatro della
vita. I suoi ritratti “di strada”, fatti a persone semplici,
messe in posa nella loro quotidianità, esplorano la bellezza della
vita, la luce che emana dalle cose semplici, senza inseguire
intenti sociali,
ma costruendo,
tassello per tassello, con devozione e affetto, un viaggio nella
società americana (e francese) della seconda metà del XX secolo e
nelle sue sfumature. La
Maier riesce a cogliere i personaggi in tutta la loro veridicità, in
una ricerca che riesce a penetrare
nei meandri della storia di tutti i giorni, e che può essere
considerata, per le sue caratteristiche, anticipatrice della street
photography.
La
maggior parte della produzione riguarda primi piani o immagini che
immortalano momenti di vita quotidiana, costruite con estremo rigore
compositivo,
che ricordano Walker Evans e Lisette Model, realizzate
con una macchina fotografica Rolleiflex, che sarà compagna
inseparabile, insieme a un apparecchio Leica IIIc, dal 1949, anno in
cui inizia a fotografare, in poi. Molti sono anche gli autoritratti,
fatti con uno sguardo sfuggente che non guarda mai direttamente, in
alcuni casi la figura stessa è in secondo piano, quasi a far
ricercare la propria presenza dallo sfondo, invitandoci
“Alla
ricerca di Vivian Maier”.
Vivian
Maier. Un itinerario dagli Stati Uniti a Champsaur
a cura di Enrico
Stefanelli
www.photoluxfestival.it
articolo pubblicato su Espoarte.net:
http://www.espoarte.net/arte/lucca-photolux-il-teatro-della-vita-secondo-vivian-maier/ |






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