Radical truth telling: nello studio di Noel Gazzano
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| Noel Gazzano, La Fine di Un'Era, Video-performance, 2015. Courtesy l'artista |
Antropologa,
fotografa, attrice, pittrice e performer: tante facce di una sola
identità, quella dell'artista italo-americana Noel
Gazzano
che, incuriositi, siamo andati a scoprire nel suo studio nel cuore di
Firenze.
Le tematiche su cui è incentrata la tua ricerca artistica sono i
problemi legati alla crisi ecologica e la violenza contro gli esseri
umani e in particolare contro le donne: come e quanto questo dipende
dalla tua formazione di antropologa? Com'è avvenuto -e se c'è
stato- il passaggio da studiosa ad artista?
Un'inclinazione personale
rafforzata da eventi drammatici vissuti dall'infanzia mi ha fatto
concentrare sull'essenza della vita.
Nel mio percorso pensiero e pratica, arte ed antropologia sono
inseparabili forme di ricerca
che partono dalla domanda: cos'è un essere umano? Cosa ci rende
diversi dagli altri animali? Perché
ci innamoriamo e creiamo arte? Arte e psiche individuale sono
comparse contemporaneamente nella preistoria e ci caratterizzano come
specie. Con l'antropologia comprendo cosa sia un essere umano, con
l'arte lo metto in pratica.
Ho
insegnato all'università per 10 anni. Nel 2014 ho smesso per non
sentire una scissione tra pensiero ed espressione creativa. Ora non
separo arte ed antropologia neppure lessicalmente: faccio ricerca e
creo research-based
art.
Arte ed antropologia sono unite dal mio attivismo sociale: dico NO
alle violenze attuali con opere/azioni che hanno un impatto
trasformativo sulla realtà.
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| Noel Gazzano, L’Insopportabile Contraddizione, Performance, 19-22 Aprile 2016. Foto: Federica Antonelli, Courtesy l’artista |
La Fine di un’Era-The End of an Era del
2015, seguita poi da
L’Insopportabile Contraddizione-The Unbearable Contradiction
(2016), ha rappresentato la tua prima esperienza come performer.
Perchè e come hai deciso di utilizzare la performance come mezzo
espressivo principale?
Alla morte di mio padre (aprile 2015), ho ereditato il suo fucile.
Con la pazienza delle mie antenate, punto dopo punto l'ho rivestito
all'uncinetto, per cancellare il metallo violento con cotone bianco.
Solo dopo ho compreso che non era una visione dettata dal terribile
lutto che stavo vivendo, ma il nuovo linguaggio artistico che,
abbandonata la razionalità accademica, andavo dolorosamente
cercando. E' nata “La Fine di Un'Era”, opera autobiografica sul
superamento della violenza con la resistenza e la bellezza, radical
truth telling
contro ogni omertà
e ogni revisionismo. Confermai allora la decisione di abbandonare la
carriera universitaria e mi lasciai
andare dalla performance, forma d'arte che fondeva tutti linguaggi da
me studiati: arti visive (nella creazione di immagine), antropologia
(come temi di ricerca) e teatro (nell'utilizzo del corpo).
Usare
il corpo mi permette di sviluppare radicalmente il mio
"stare-nel-mondo". Ho portato quest'intenzione all'estremo
nell'aprile 2016, camminando per 100 km spingendo una barella, da
Brindisi all'ILVA di Taranto, per rendere visibile “L'Insopportabile
Contraddizione”, tra la bellezza naturale manifesta e il rischio
sanitario nascosto, dovuto ai rifiuti tossici interrati dalla mafia e
dalla gestione scellerata delle industrie. Passo dopo passo ho detto
NO all'omertà, in nome di un'esigenza interiore di giustizia che mi
caratterizza da quando, bambina, difendevo mia madre dai soprusi di
suo marito.
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| Noel Gazzano, La Fine di Un’Era, Video-performance, 2015. Courtesy l’artista |
In questi mesi a Firenze c'è la discussa mostra di Ai Weiwei,
artista che ha fatto del suo attivismo sociale e politico il centro
della sua ricerca artistica. Come giudichi le polemiche che hanno
investito la sua esposizione? A quali artisti contemporanei ti senti
più legata?
Sento Ai Weiwei vicino per la comunanza di temi nella ricerca
artistica: radical
truth telling
e stare-nel-mondo. Ho vissuto la sua mostra con sollievo: ha alzato
la coltre del pigro osannamento del passato che rende Firenze
deludente per gli artisti che, attratti dalla sigla “città
d'arte”, decidono di trasferirvisi. Mi rattrista la riduzione del
Rinascimento ad estetica, operazione che ne nega la portata
rivoluzionaria, il focus sull'uomo, la ricerca e la libertà di
pensiero. Brunelleschi fu considerato un pazzo rivoluzionario; ora la
sua opera
è ridotta ad immagine da cartolina e
Firenze di conseguenza è ridotta a lista di cose da vedere
superficialmente. Se Firenze proponesse di Brunelleschi il contenuto
anziché la forma, diventerebbe veramente città d'arte
– arte intesa come pensieri ed azioni rivoluzionari rispetto al
presente. La mostra di Ai Weiwei va in questa direzione: nel rispetto
dell'antico, i gommoni urlano il dolore di oggi, reclamando
la necessità di trasformare il presente in un futuro equo e giusto.
Amo chi lavora in questa direzione: Ai Weiwei, Regina José Galindo,
Francis Alys, Marina Abramovic.
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| Noel Gazzano, Damascus Rose, Performance, 2016-ongoing.Video still, Courtesy l’artista |
A cosa stai lavorando in questo momento?
Lavoro su più progetti insieme per inclinazione personale e perché
le mie opere richiedono lunga preparazione. Nel 2017 usciranno un
libro per bambini sull'impatto psicologico della consapevolezza
ecologica ed una performance sui no
delle donne,
fondamentali per superare la violenza. Ho chiesto a 70 donne di
condividere un proprio NO e l'indumento indossato nel dirlo; mi
interessa il vissuto accumulato nei tessuti. Ho trasformato i NO in
monologhi teatrali che verbalizzerò indossando gli indumenti,
facendomi tramite di liberazione. Sto preparando inoltre un progetto
di arte relazionale con i migranti da realizzare in residenza presso
Farm
Cultural Park
e la performance Damascus
Rose sulla
trasformazione del potere attraverso la sensibilità.
http://www.noelgazzano.com/
http://www.noelgazzano.com/
intervista pubblicata su Espoarte: http://www.espoarte.net/arte/radical-truth-telling-noel-gazzano/






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