M(OTHERS) | BEATRICE GALLORI
INDISTINTI CONFINI
Il mondo è fatto di poche piccole cose, di eventi che investono la realtà, di rapporti e movimenti sottili, tesi fra desideri grandi e minuscoli.
Il mondo è fatto di poche piccole cose, di eventi che investono la realtà, di rapporti e movimenti sottili, tesi fra desideri grandi e minuscoli.
Le
opere di Beatrice Gallori sono l'espressione di un accadimento, che
include il tempo come persistenza e che mostra una sola dinamica che
lo può generare: il contatto.
In
M(OTHERS) la
Gallori analizza i modi in cui il contatto modifica le
cose, definisce nuove forme e identità, opera metamorfosi,
attraverso l'idea di una “cellula madre” che contiene in sé il
legame indissolubile di elementi diversi: io e l'altro. Lo fa
cercando di capire, in ogni fenomeno o evento, cosa in esso muti
contraendosi o, al contrario, dilatandosi, riflettendo in termini di
flessibilità o rigidità, accoglienza o repulsione, confronto o
scontro. Lo fa nella convinzione che materia ed esseri viventi
possono reagire al contatto con l'altro in un'infinità di modi
diversi, ma non possono evitarlo.
Il
movimento cellulare viene catturato per ingrandimento e dilatazione e
la superficie dell'opera viene ampliata da volumi elastici fatti di
forme organiche che fuoriescono, traboccano, che si compongono in
ritmi sincopati, creati dal succedersi delle superfici scultoree di
resina monocroma lucida o opaca
o dalle trasparenze di lastre in cui si materializza il segno
grafico. Cellule e batteri vengono intesi come minime unità
d'analisi, che attraverso l'autofagia o la replicazione ridisegnano i
propri confini e il proprio mondo, rinnovandone i legami sottesi.
Il
ritmo si crea sul contrasto degli opposti, sui concetti di naturale e
artificiale, di presenza e assenza, attuato con un uso quasi
esclusivo del bianco e del nero, cadenzato dalla luce di alcuni
monocromi in oro, in argento e in un rosso inquieto ed energico. Il
ritmo si colma e l'opera s'inserisce nella realtà, facendo
rimbalzare la nostra mente tra dato reale e astratto, figurazione e
trasfigurazione: la realtà è quella che immaginiamo e lo spazio
effettivo occupato dall'opera d'arte non è quello fisico, ma quello
invisibile e immateriale.
Se
in prima istanza le opere della Gallori, caratterizzate da un
minimalismo astratto, ci fanno pensare all'universo pop di una
cultura influenzata dall'estetica digitale, in realtà il passaggio
dalla superficie lucida e patinata ad una decomposizione della
materia che mostra il processo in divenire, la vita che sta sotto la
superficie, ci porta a riflettere sull'essenza, che non ha nulla da
spartire con la mera apparenza. La natura appare così riscoperta nel
suo linguaggio imprescindibile e rivelata nelle sue forme universali,
che esprimono la cristallina chiarezza della poesia dell'elementare e
dello spontaneo nascosti nelle cose di ogni giorno. Tutto d'un tratto
la nostra attenzione è portata su cose che fino ad allora erano
sfuggite alla nostra vista e che mostrano i più svariati valori
semantici, in cui l'arte si svela nel suo essere passione per la vita
e allo stesso tempo una maniera per essere pienamente umani.
Alessandra
Frosini
Catalogo M(others)_Beatrice Gallori in pdf
http://www.galleriarinocosta.it/
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| Beatrice Gallori, PHASE#01 (particolare) tecnica mista su tela 120x120, 2017. Courtesy l'artista e Galleria Lara e Rino Costa. ph. Alessandro Pierattini |
INDISTINTI CONFINI
The
world is made of a few little things, events colliding with reality,
subtle relations and motions drifting among noteworthy and feeble
desires.
Beatrice Gallori's
work is the end result of an occurrence which includes a persisting
time showing the only possible dynamic to generate it: contact.
In M(OTHERS) Gallori
analyses the different ways in which contact transforms things,
defines new forms and identities, operates metamorphosis through the
idea of a mother cell containing the permanent link between different
elements: the Ego and the Id.
This concept is
exploited and executed by investigating both tensions and dilations,
contemplating resilience and solidity, inclusion and repulsion,
collation and collision, always in reliance upon the inescapable
reaction to contact between organisms.
In order to bring
about the capture of cellular motion, surfaces are blown up revealing
the brim of supple mass compounded by a syncopated pace of sculpted
surfaces of shiny and matt monochrome resin, or transparent sheets
bearing graphic images. Cells and bacteria are analysed through
autophagy and replication blurring the lines between each other
whilst restating their underlying bond.The pace is
accomplished by contrasting opposites: natural and artificial,
presence and absence are pursued by an almost exclusive application
of black and white phased by glimpses of silver, gold and a vivid,
taut red.The pace closes the
gap between tangible and intangible, representation and
transfiguration: reality becomes imagination and the artwork space
becomes invisible and ethereal.
Although at first
glance Beatrice Gallori's work, with an abstract minimalism at its
core, is reminiscent of pop culture influenced by a digital
aesthetic, the transition from a polished, glazed surface to the
decomposition of organic matter - revealing life beneath the surface
itself - prompts the viewer to consider essence over appearance.
Thus, life can be discovered once again through its essential
language and revealed in its universal forms which express the
crystal clear poetry of unconstrained, nondescript little things.
Suddenly, we are drawn to things we have always overlooked in spite
of their semantic values in which art is revealed as passion for life
and, at the same time, a way of being fully human.
Alessandra Frosini




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