RADICALI PER SEMPRE
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| UFO, Urboeffimero 3 - Piazza della Signoria 1968. Firenze, Archivio UFO di Lapo Binazzi |
A
50 anni dalla loro nascita e diffusione (1966-1976), Firenze torna a
parlare del fenomeno dell'architettura radicale e dei suoi gruppi ed
esponenti -Archizoom, Remo Buti, Gianni Pettena, Superstudio, UFO,
9999, Zziggurat- riuniniti insieme per la prima volta nella mostra
Utopie
Radicali
alla Strozzina di palazzo Strozzi. Un viaggio negli anni d'oro di una
Firenze che, appena dopo essere stata toccata dalla tragedia
dell'alluvione, diventa una delle sedi del recepimento delle nuove
istanze culturali, in un clima generale di forte rinnovamento in
ambito sociale, politico e filosofico a livello internazionale.
Gli
“Italian radicals”, nati principalmente nell'alveo della facoltà
di Architettura di Firenze sotto Ricci e Savioli, furono portatori di
una “radicalità” d'impostazione concettuale e ideale, dettata
dalla profonda necessità di riformare il concetto stesso di
architettura, per “liberare l'individuo, modificare l'ambiente,
intervenire nella materia stessa della realtà, plasmandone nuove
prassi creative”. Istanze etiche e sociali che portarono ad uno
sconfinamento deciso nelle arti visive.
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Archizoom
Associati, Safari, 1968. Firenze, Centro Studi Poltronova
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Dal
design per gli interni agli spazi urbani, con performance ed
happening, nella mostra viene ben documentato il clima comune e le
differenze fra i vari gruppi e personalità, partendo dalla
fascinazione del fenomeno Pop (Biennale di Venezia del '64) e del
Situazionismo, e procedendo per sezioni tematiche che restituiscono
la vitalità e complessità del movimento radicale, attraverso i
continui intrecci fra arte, design e architettura. Un caleidoscopico
mondo interdisciplinare che irrompe, attraverso opere irriverenti e
sarcastiche, in progetti e interpretazioni utopiche della realtà,
che utilizzano la componente
ludica come
strumento dissacratorio e l'ironia come mezzo conoscitivo del mondo e
della società.
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Alberto
Breschi, Roberto Pecchioli (Zziggurat), La città lineare per Santa
Croce, 1969. Firenze, Archivio Alberto Breschi
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Dalle
grandi strutture gonfiabili Urboeffimeri (“eventi di disturbo dei
miti e dei riti socio-urbani architettonici”) degli UFO del 1968,
utilizzate per happening dissacratori nel centro storico di Firenze,
ai progetti utopici del Superstudio (Architettura interplanetaria.
Autostrada terra luna, 1970-'71), alle città ideali di Zziggurat
(La città lineare per Santa Croce, 1969), fino ai progetti di design
d'interni di Archizoom (Safari, 1968), solo per citare alcune
presenze in mostra, quello che caratterizza questa immersione
“radicale” è l'apertura al sogno e alle utopie (e iper-topie)
come base per cambiare il punto di vista ben oltre l'architettura,
immettendo la vita e la creatività come elemento fondamentale del
progetto ideativo. Radicale è del resto ciò che attiene alle radici
di qualcosa e allo stesso tempo è ciò che riconfigura drasticamente
quel qualcosa. Che s'intenda dunque l'architettura radicale come
esercizio di critica politica oppure come modo per testare i limiti
dell'architettura, è indubbio che si è “radicali per sempre”.
AF
Utopie
Radicali
Oltre
l'architettura: Firenze 1966-1976
A
cura di Pino Brugellis, Gianni Pettena e Alberto Salvadori
Firenze,
Palazzo Strozzi, Strozzina
Articolo pubblicato su Espoarte:






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