Le eclettiche sperimentazioni di Aldo Mondino

Aldo Mondino, Varazze, 1964

Se volessimo etichettare l’arte di Aldo Mondino (Torino 1938–2005) ci troveremmo in seria difficoltà. Forse l’unico modo è prendere a prestito il titolo della retrospettiva del 2016 a Villa Croce a Genova: “moderno, post-moderno, contemporaneo”. Partendo dal Surrealismo, “suo primo grande amore”, Mondino è diventato sperimentatore eclettico e controcorrente, citazionista irriverente, che ha fatto dell’ambiguità e del paradosso la vera cifra stilistica del suo operare. 

LE MOSTRE IN GALLERIA


Gli rendono omaggio a Firenze le gallerie Il Ponte e Santo Ficara che, in collaborazione con l’archivio Aldo Mondino, hanno riunito più di 40 opere dal 1963 al 2004, attraverso cui poter seguire alcuni passaggi fondamentali del percorso artistico di Mondino. Il Ponte propone un focus sugli anni ‘60 e ‘70, ricostruendo le personali dell’artista alla Galleria di Gian Enzo Sperone a Torino e alla galleria La Salita di Gian Tomaso Liverani a Roma del 1964. Spicca per numero la serie delle Quadrettature, opere su supporto di masonite o tela divise in due parti, che richiamano gli album da colorare dei bambini. Mondino lascia la parte alta del quadro vuota, pronta per un’interpretazione da parte dell’osservatore, corredando il tutto con una scatola di pastelli o matite, per invogliare all’azione. Già qui è chiaro il tipo di approccio alle correnti artistiche con cui si rapporta, che siano le avanguardie storiche o le nuove tendenze del dopoguerra: un recepimento delle istanze che vengono rielaborate in modo autonomo con modi e strumenti ogni volta nuovi e imprevedibili. 

Aldo Mondino, Pittore di insegne, 2001

UNA PRODUZIONE ECLETTICA

Santo Ficara, legato a Mondino fin dagli Anni Novanta, inaugura la sua nuova sede mostrando opere che provengono dall’archivio storico della galleria e da cui è possibile percepire in modo chiaro l’eclettismo della produzione: dal tappeto a mosaico Calpestare le uova (2003), che reca la famosa immagine della Madonna e delle uova di Casorati, al Pittore d’insegne (2001), a Tauromachia (2003), a Eldorado, skyline di New York fatto con un mosaico di cioccolatini.
Dal 1985 Mondino inizia i cicli legati ai viaggi e dal 1990 si concentra sui temi orientali, fra le serie più famose della sua produzione, di cui in mostra Danza Sufi (2004), che ritrae i dervisci danzanti, e quattro opere della serie degli Iznik, dipinti su vetro ispirati ai motivi tradizionali della ceramica turca. Opere anticonvenzionali a metà fra mondo pop e arte concettuale, capaci di creare un orizzonte unico, con l’eleganza e la leggerezza della ricerca colta e destabilizzante di “un giocoliere dell’arte contemporanea”.

 

articolo pubblicato su Artribune: http://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2018/04/mostre-aldo-mondino-firenze/

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