ROMPETE LE RIGHE!
Il disegno
è il medium artistico più antico
dell’espressività umana, adatto ad esprimere un’idea nel modo più immediato, fissarla e infine verificarla. È una pratica fondamentale
e una sorgente creativa che può essere intesa come il cuore di una più ampia
prospettiva sulla creazione e produzione di un artista. Inoltrarsi nel
disegno significa dunque addentrarsi nella fenomenologia
del processo generativo dell’immagine, trovare il contatto con quella matrice
che arriva alla radice dell’idea molto più direttamente che in
altre tipologie di opere.
“Rompete
le righe!” è un invito alla non
convenzionalità che passa attraverso il disegno come medium artistico privilegiato, mezzo
espressivo autonomo capace di mostrarci la calligrafia distintiva di due
artisti, designer e architetti, capaci
di sentire con l’immaginazione, come
intendeva Fernando Pessoa. Alessandro Mendini e Riccardo Dalisi “disobbedienti
creativi” per eccellenza hanno immesso il principio della variabile come unica costante
del loro lavoro, creando risultati sempre diversi e imprevedibili, capaci di
ampliare perciò anche il nostro orizzonte di osservatori.
Dalisi ci
mostra come il disegno sia un mondo complesso, che può declinarsi secondo
numerose tecniche su carta (spesso di recupero e riuso), dalla matita al
carboncino, dalla penna biro ai pennarelli alla tempera alla gouache, fino ad ospitare il collage. Rompere
la convenzionalità significa per lui coltivare una libertà utopica in modo concreto con ludicità e lucidità. Per questo il suo è un flusso esistenziale di
immagini, un paesaggio di figure poetiche (Totocchi, suonatori, guerrieri,
cavalli e cavalieri, angeli e mostri) realizzate con segno veloce e
con un’affabulazione che invade e conquista lo
spazio.
Teorico
dello “Schizzismo” e della “Geometria Generativa” il suo è un laboratorio di ibridazione estetica che ricrea la
realtà e ne coglie il divenire, aprendo totalmente all’imprevedibile. Ecco
dunque perché le sue opere appaiono le une molto diverse dalle altre, secondo
una produzione eclettica che corrisponde ad un dinamismo cangiante teso a
interpretare il guizzo creativo del momento e di quello concentrato su un
preciso spunto proveniente dall’esterno, che sempre, inevitabilmente,
corrisponde ad un sentire interno. Una visione, dunque, in cui la
responsabilità dell’occhio è determinante, in cui è strumento principe per la ricreazione della realtà. E il
passaggio dall’idea libera alla realtà per Dalisi avviene in maniera osmotica,
tanto che anche alcuni dei disegni in mostra sono “bozzetti” di progetti
effettivamente realizzati, mentre di molti altri non sappiamo se siano bizarreries
o trouvailles. In queste costruzioni eclettiche
non manca la presenza anche di testi, che non sono mai semplici didascalie, ma
suggestioni che partecipano anche visivamente (in una sorta di utilizzo
magico-evocativo della parola) alla composizione. I disegni che nascono con semplicità
e immediatezza dalla mano di
Riccardo Dalisi, sono sogni ad
occhi aperti che attingono al mitico e all’arcaico, mescolando simboli in modo gioioso e vitale e al tempo stesso
possono essere realtà concrete, da incontrare non lontano (e questo è tanto più
vero nella città di Napoli, dove è possibile imbattersi nelle sue
realizzazioni, dalle installazioni di Rua Catalana alle opere di Santa Maria
della Sanità, solo per citare due esempi). Sono
disegni che liberano.
Il disegno è spesso inteso come un mezzo intimo,
fatto più per se stessi, che come mezzo di studio o preparatorio. In Alessandro
Mendini è centro di riflessione libero e
ludico, in cui il segno preciso amplia il senso del tratto in un fresco
linguaggio grafico che è testimonianza sentimentale del suo essere e dunque
momento di libertà e liberazione utilizzato senza sosta. Il cambiamento diviene elemento fondante
perché caratterizza il disegno come momento creativo artificiale, slegato dalla
realtà e più vicino dunque a ciò che è latente e ancora sconosciuto.
E come sentimento che attinge ad una memoria
“proustiana”, il disegno può essere ripreso e rielaborato sull’onda di stimoli
differenti e diventare una delle infinite variabili di un movimento perennemente
in divenire. Ne sono esempio concreto gli schizzi preparatori
per i “mostri” del progetto Diavoli
custodi, volume nato dall’incontro dei testi di
Erri De Luca coi disegni di Mendini (2017), ripresi e rielaborati appositamente
per questa mostra, per creare un dialogo nuovo con Dalisi, con una simpatia che
è intesa come sintonia, consonanza del sentire, ma anche come diversità. E i mostri,
così come il mostrare, contengono in sé molteplicità,
mettendo in campo una pluralità di elementi
ibridati e rimescolati, scomposti e ricomposti per creare nuovo senso.
Il virtuosismo del disegno di Mendini, che non concede
svolazzi o divagazioni, ma che è sempre puntuale e va dritto al segno, è la
vera rappresentazione dell’eleganza del suo pensare, che si ritrova come matrice
fondamentale di ogni
suo lavoro. Un’arte ironica, antidogmatica e
intellettuale che possiede in sé infiniti frammenti provenienti da mondi
diversi, che si mescolano come raffinati giochi di parole. I suoi segni si amalgamano e si
ripropongono in continue variazioni,
componendosi per dare forma a immagini, come un alfabeto creativo vivo e
autonomo, che ritroviamo anche nella produzione legata al design e all’architettura,
in quel repertorio di stilemi decorativi creati con lo Studio Alchimia, segni
ricorrenti e identificativi del suo stile. Vengono alla mente le costruzioni
combinatorie dei testi di George Perec, che scompongono e
ricompongono gli elementi del linguaggio per creare ipnotiche combinazioni, partendo da leggi e
principi stabiliti a priori, che ci dimostrano come sia fondamentale darsi
delle regole per essere veramente liberi. La combinazione degli elementi si
lega poi intimamente, nei disegni, al concetto di struttura, che a sua volta è
ciò che influisce maggiormente, a seconda di come gli elementi che la
compongono sono organizzati, sulla sua efficacia espressiva.
Artisti,
designer e architetti, amici e compagni di numerose avventure e collaborazioni, Mendini e Dalisi sono anche teorici, scrittori,
poeti e autori di una produzione incessante che indaga il loro lavoro in modo
puntuale, come necessario contrappunto alla loro indagine artistica.
Se le
definizioni dei ruoli sono sempre approssimazioni e lo sono soprattutto in
questo caso, avendo osservato il lavoro dei due artisti nel gioco
contrappuntistico della mostra e attraverso la prospettiva privilegiata
del disegno, la tante consonanze intese come giochi di corrispondenze e le
differenze vissute come approdi, ci fanno immaginare una sorta di sommario per
interpretare il titolo di questo testo, prendendo in prestito le parole di
Balla e di Depero nel Manifesto
Ricostruzione futurista dell’universo
del 1915: "Noi vogliamo realizzare
questa fusione totale per ricostruire l'universo rallegrandolo, cioè
ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all'invisibile,
all'impalpabile, all'imponderabile, all'impercettibile […]".
Tutto per liberarci dalla prigionia delle
convenzioni date, come ci suggeriscono Alessandro Mendini e Riccardo Dalisi: un
gioco fatto con libertà e quindi molto seriamente.
AF



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