La punizione, il peccato, l'attesa e l'immagine: Simone Pellegrini a Prato


Simone Pellegrini, Compluvio, 83x135 cm, 2019 

MUSEO DI PALAZZO PRETORIO, PRATO – FINO ALL’8 SETTEMBRE 2019. PASSATO E SEGNI ARCAICI RIVIVONO NELL’OPERA DI SIMONE PELLEGRINI, CHE LI RIATTUALIZZA INSERENDOLI IN UNA RIFLESSIONE DAL SAPORE CONTEMPORANEO.

Segni graffiti del passato si pongono come punto di riferimento per una lettura delle memorie di un edificio storico che nei secoli ha subito stratificazioni, cambi di destinazione e ha ospitato la vita di persone diverse, fino a diventare museo. Questo lo spunto da cui parte  della mostra di Simone Pellegrini (Ancona, 1972), che si colloca all’interno del progetto “Pretorio Studio”, che dal 2016, a cura di Veronica Caciolli, si pone come un’indagine trasversale sulle pieghe del tempo, aprendo il Museo di Palazzo Pretorio a Prato e la sua storia all’intervento e alla riflessione di artisti contemporanei.
Sincronismo o Anacronismo dell’arte e nell’arte?
Simone Pellegrini, Condizione di fondo, 127x230 cm, 2017

Pellegrini risolve naturalmente l’urgenza odierna di questa riflessione riallacciando con la sua ricerca i fili di un passato arcaico, di un universo di segni atavico e archetipico, che rende visibile l’assente, l’invisibile: l’uomo e la memoria che ne sostanzia l’essenza.
Il titolo della mostra fa riferimento ai segni incisi (XIV sec.) su una delle pareti al primo piano del palazzo, tracciati dagli imputati in attesa di sentenza: interpretata come paradigma del drammatico e lacaniano distacco della parola dalla cosa, diventa origine segnica per creare nessi, interazioni e intersezioni nel flusso della vita e della storia.
Le opere-palinsesto di Pellegrini, che si nutrono di una poetica del frammento, compongono complessi universi di un inconscio collettivo e individuale al tempo stesso, in cui ogni apparente centro è parte di un insieme coerente e necessario, costruito per nessi correlati. Le figure, che richiamano elementi organici e ornamentali, sono monotipi stampati con un martelletto di acciaio su supporti cartacei, che vengono poi strappati e ricomposti sul supporto principale. Mantengono così una forte componente materica ruvida, che partecipa anch’essa all’effetto di reperto della memoria, che suggeriscono. La selezione di opere presentate vanno dal 2013 ad oggi, con un’opera (Bordo della cortina estrema) realizzata appositamente per la mostra, e rappresentano un’ottima selezione, capace di mostrarci gli esiti dell’ultima produzione di Pellegrini.
“Passato in giudicato”, allestita nello spazio a pian terreno da dove si accede al museo, si pone dunque come introduzione e conclusione della visita alla collezione del Pretorio, rivitalizzando il museo come spazio degli orizzonti incrociati.
AF
Simone Pellegrini, Stillare, 148x370 cm, 2013

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