Federico Gori: L'essenziale opacità delle cose
Saggio breve pubblicato su "Hyperion: On the Future of Aesthetic", Vol. 12, No.1 (2019), Contra Mundum Press, New York
Federico
Gori. L’essenziale opacità delle cose
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| MARCUS AURELIUS MEDITATIONS #02 (detail) - copper engraving, natural oxidation – cm 100 x 100 – 2019 |
La natura
invisibile della vita è descritta da Carl Gustave Jung utilizzando
la metafora del rizoma, una mutazione del fusto di molte piante
erbacee che apparentemente si presenta come radice per il suo
sviluppo orizzontale sottoterra, ma che invece costituisce una parte
vera e propria del fusto, con funzione di deposito di nutrienti e da
cui può nascere nuova vita.
Quello di rizoma è
un concetto cardinale del pensiero di Gilles Deleuze e Felix
Guattari, interessati alla sua struttura antigerarchica, diffusiva e
dunque come antitesi della struttura “ad albero”, schema a cui si
conforma, secondo la coppia di filosofi, tutto il pensiero
occidentale in ogni branca del sapere. Il rizoma è il movimento
stesso del desiderio: molteplice e
moltiplicato, eterogeneo e proliferante.
La ricerca di
Federico Gori, artista che indaga
il rapporto fra l’uomo e il dato naturale, procede proprio
osservando il movimento
multidirezionale in continua mutazione, quel processo rizomatico
perenne che contraddistingue in profondità la vita.
Per conoscere
questo rapporto naturale, che progredisce senza gerarchie interne, è
dunque necessario per Gori lavorare perennemente sul frammento,
indagato in forma di traccia, attraverso immagini che rappresentano
ma non riproducono. In questo modo coglie il dato essenziale e lo
astrae mutandolo in archetipo, mettendo in dialogo piani diversi e
rendendo visibili livelli trasversali d’interpretazione.
La distanza che si
crea, quell’intercapedine fra la traccia del dato reale e l’occhio
dell’artista, esercitato attraverso una ritualità serrata del
gesto artistico, creano una sospensione spirituale e metafisica
fortissima.
Ordine e misura
sembrano precetti imprescindibili a cui attenersi per riuscire a
cogliere i molteplici passaggi della trasformazione e in qualche modo
richiamarli, attraverso opere che mutano impercettibilmente il loro
aspetto: l’ossidazione utilizzata in serie come Underground
(2015, 2017)
e Perenne (2015)
imprime il segno di elementi naturali sulle lastre di rame come su
negativi fotografici, cambiando in modo continuo per tutta la loro
esistenza. Così la traccia diviene a tutti gli effetti segno
metaforico delle trasformazioni dell’essere, cogliendole anche,
come nell’installazione Come
afferrare il vento (2015),
nel suo “eterno ritorno”, nel suo instabile e ciclico divenire.
Per questo ogni materiale che Gori approccia viene interrogato per il
potenziale simbolico di trasformazione che racchiude in sé, rivelato
attraverso tecniche differenti con quella profonda forza che le
metafore hanno di palesare qualcosa che può essere rivelato solo per
vie indirette.
E’ una traccia
che raddoppia la realtà, intesa nel senso di Derrida, come “un
passato che non è mai stato presente” e che può essere
rappresentato solo attraverso un insieme di sostituzioni, creando un
ponte fra la memoria (mai intera) e il tempo dell’uomo e il senza
tempo della storia.
Riprendendo la
riflessione sull’immagine e la metafora del rizoma di
Deleuze-Guattari, lo scrittore, poeta e saggista Édouard
Glissart la utilizza per offrire una definizione dell’identità
come luogo della relazione, dell’apertura all’altro:
“un luogo di scambio tra il «medesimo» e il «diverso» in cui
ciò che conta è il nodo, la maniera in cui si entra in contatto con
gli altri”. Un’identità moltiplicata che reclama il diritto
all’opacità, strettamente connesso con la natura composita,
multipla e complessa dell’essere umano e della conseguente
impossibilità di ridurlo a una dimensione completamente trasparente.
Nella serie
Solaterra
sviluppata da Federico Gori con la collaborazione dello scienziato
britannico Robin Edwards, ogni opera mostra sette diversi livelli di
altitudine -dalle montagne alla profondità del mare- di una parte
della crosta terrestre. Il tratto minuto con cui è rappresentato
contemporaneamente ogni diverso livello è frutto di una lenta
disciplina, di un rituale, che è essenza stessa dell’opera: una
rinnovata preghiera che mette in luce la continua modifica del
rapporto dell’uomo non solo con lo spazio e con il tempo, ma anche
con la memoria (sia essa collettiva o personale) e la propria
identità. Per questo sono l’assenza, la sottrazione sono i dati
che più interessano, i piani mancanti e la compenetrazione di quelli
esistenti, che portano ad un diverso disegno della realtà e ad un
moto perpetuo di riverberi mai percepibile nella sua interezza.
Il più recente
esito della ricerca di Gori si concretizza in opere in cui la traccia
si è trasformata quasi in un’immagine latente, esposta ma non
ancora visibile, che si mostra per affioramento, apparendo come
un’epifania. La traccia metaforica delle trasformazioni in atto
assume così una dimensione energetica e mentale che afferra
l’istantanea sospensione del tempo, che trova punti di contatto con
le filosofie di matrice orientale.
Quella che Federico
Gori mette in atto è dunque un’indagine sulle matrici della vita,
sulle rizomatiche derivazioni che creano le interrelazioni di tutte
le cose e di tutti gli eventi.
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| MARCUS AURELIUS MEDITATIONS #01 - copper engraving, natural oxidation – cm 100 x 100 – 2019 |
E la verità sta
nel vuoto, nel silenzio, nella pausa che descrive per sottrazione
tutta l’opacità dell’essere, in un’attesa che è già
accadimento.
Alessandra
Fròsini
Bibliografia
J. Derrida,
L'écriture et la différence
(1967); trad. it. di G. Pozzi, Einaudi, Torino 1971
G.
Deleuze, F. Guattari, Mille
piani. Capitalismo e schizofrenia (1980);
tr. it. Castelvecchi, Roma 2003
G.
Deleuze, F. Guattari, Che
cos’è la filosofia?
(1995), tr. it.di A. De Lorenzis, a cura di C. Arcuri, Einaudi,
Torino 2002
F.
Migliorati, Eternal Sunshine.
Federico Gori, catalogo della
mostra (Alessandria, Alexander Alvarez Contemporary Art, 13 marzo-11
aprile 2010; Cortona, MAEC Museo dell’Accademia Etrusca e della
città di Cortona 17 aprile-16 maggio 2010) Pistoia 2010
Federico
Gori. Di fragilità e potenza,
testi d N. Bonechi, F. Mattoni, F. Nori, Gli Ori, catalogo
dell’installazione site specific (Firenze, cortile di Palazzo
Strozzi, 30 aprile-30 giugno 2013) Pistoia 2013
M.
Pierini, N. Bonechi, Federico
Gori. Come afferrare il vento,
catalogo della mostra (Pistoia, Palazzo Fabroni 9 maggio-26 luglio
2015), Gli Ori, Pistoia 2015





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