CROSSINGOVER #1: Il museo dell’Innocenza di Orhan Pamuk


veduta della mostra Amore, musei, ispirazione. Il Museo dell’innocenza di Orhan Pamuk a Milano, 2018, courtesy Museo Bagatti Valsecchi, Milano


Una follia collezionistica compulsiva ed inesauribile, difficile da comprendere per il resto del mondo, ma che mette in evidenza qualcosa che rimane celato all’interno di ogni museo: l’ingresso di un oggetto in una collezione museale provoca una sorta di passaggio di stato, una “separazione” che priva gli oggetti dei rapporti che avevano prima, sia che essi siano legami di tipo sentimentale che di utilizzo strumentale. È quel legame che racconta la storia dell’oggetto e che sempre più viene utilizzato per far parlare l’oggetto stesso, creando una narrazione, un racconto per immagini capace di coinvolgere il visitatore. Un testo che coglie dunque le pulsioni del collezionismo, di come ogni oggetto scelto sia carico di un senso oltre che di un significato che viene fatto rivivere attraverso l’allestimento per attivare l’empatia e di come il tempo e la memoria siano temi centrali con cui ci confrontiamo nella rappresentazione della nostra identità.

Ma c’è di più. Il Museo dell’Innocenza diviene un “vero” museo nel 2012, raccogliendo “i veri oggetti di una storia di fantasia” e seguendo l’articolazione degli 83 capitoli del romanzo. Pamuk raccoglie ephemera (tutto ciò che i personaggi del romanzo hanno “utilizzato, indossato, sentito, visto, raccolto e sognato”) e sviluppa in parallelo il romanzo e il museo, compiendo un’operazione meta-narrativa: dalla finzione alla realtà. La realtà che, attraverso le vicende di Kemal e Füsun, racconta, con sguardo a volte critico a volte bonario, la storia quotidiana di una città come Istanbul, in perenne oscillazione tra Oriente e Occidente, completando, per molti versi, il progetto di affresco storico del saggio “Istanbul” dello stesso Pamuk, una sorta di autobiografia per testi e foto della sua vita e di quella della sua famiglia fino al 1972.

Al museo non può mancare un vero e proprio catalogo, intitolato “L’innocenza degli oggetti” (edito nel 2012), che descrive in modo coinvolgente, anche attraverso un’ampia selezione di immagini fotografiche della collezione di Pamuk, video still e immagini del fotoreporter turco Ara Güler, la storia e la tradizione della città. All’interno vi è anche il “Modesto manifesto per i musei”, che ritroviamo anche nel sito web del museo: un manifesto contro l’omologazione culturale e la dilagante diffusione degli enormi musei cattedrale, e a favore delle piccole realtà museali che raccontano la Storia attraverso le storie degli individui. Non a caso il museo di Pamuk è stato ospitato in parte in una mostra (Amore, musei, ispirazione. Il Museo dell’innocenza di Orhan Pamuk a Milano, nel 2018) all’interno della casa museo Bagatti Valsecchi di Milano, uno dei cinque musei al mondo preferiti da Kemal, piccolo gioiello che narra una delle storie più interessanti del nostro collezionismo di fine Ottocento.

https://www.espoarte.net/arte/crossingover-il-museo-dellinnocenza-di-orham-pamuk/

Museo dell’Innocenza
Istanbul, Turchia


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